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giovedì 3 ottobre 2013

L'assassinio come una delle belle arti - Thomas de Quincey (1839)

"Il primo assassinio è noto a voi tutti. Come inventore dell'assassinio e padre di quest'arte, Caino deve essere stato un genio di prim'ordine."
Il Presidente della Società degli intenditori dell'assassinio


RECENSIONE
Può un assassinio essere considerato alla stregua di un celeberrimo dipinto, di una magnifica opera lirica o di una incantevole scultura? Certo che sì, afferma Thomas de Quincey, in questo saggio che è di fatto una relazione su di un improbabile incontro di tale "Società degli intenditori dell'assassinio" al quale de Quincey immagina di aver assistito. 
Per mettere subito a tacere i moralisti l'autore afferma fin dall'inizio di essere totalmente contrario all'idea stessa di omicidio e che respinge con forza le eventuali accuse di perfidia e di depravazione, ma se una cosa, qualunque essa sia, viene eseguita in modo magistrale, perchè non ammirarne la sublime perfezione? Anche nel caso che l'azione sia la più turpe che si possa concepire, continua de Quincey, una volta che si è cercato di fare tutto il possibile per cercare di salvare la vittima e poi provare in tutti i modi a catturare il colpevole, perchè non cercare il bello nel tragico?
Vi sono alcune regole per valutare il grado di bellezza di un assassinio; per prima cosa bisogna studiare bene la vittima. Un barbone malandato, una fragile vecchietta infatti non sono "interessanti" da questo punto di vista, meglio un giovane sano e robusto. E poi qual'è l'eventuale movente, che tipo di arma è stata usata ed in che scenario si è svolto il fatto? In una strada affollata del centro o in campagna? In una radiosa giornata di sole o in una lugubre notte nebbiosa?
Vengono poi presi in esame alcuni tra i più noti omicidi avvenuti nel XVII, XVIII e nella prima parte del XIX  secolo ed un capitolo a parte viene riservato all'assassinio di filosofi.
Questa è una categoria che ha subito nel corso dei secoli innumerevoli uccisioni (o tentate uccisioni), tanto che, con mirabile humour il narratore afferma che: "se un uomo si dichiara filosofo e nessuno ha mai attentato alla sua vita, può esser certo di non valere nulla", e cita come esempi il tentato assassinio a Cartesio e quello riuscito ai danni di Spinoza. Come ulteriore prova a sostegno di questa tesi poi, porta il caso di Hobbes che, forse temendo di non essere preso sul serio come filosofo, arrivò addirittura ad inventarsi un attentato verso la sua persona.
L'autore attinge ad una casistica di delitti realmente avvenuti e documentati e conclude asserendo che, tenendo conto di tutte le variabili di cui si è detto prima, il capolavoro indiscusso del genere è rappresentato dagli omicidi perpetrati a Londra nel 1812 da tal John Williams che massacrò ben due nuclei famigliari nel giro di pochi giorni e che gettò nel panico più totale la capitale britannica.
Si tratta di un testo che va osservato sotto la lente dell'ironia naturalmente, ma se pensiamo ai peggiori casi di cronaca nera avvenuti negli ultimi anni e, contemporaneamente, al grande successo in termini di ascolti che note trasmissioni televisive hanno avuto discutendo per mesi dei suddetti fatti, è impossibile non pensare che nell'uomo sia insita una grande forma di morbosità verso un certo tipo di delitti. 
Da parte mia posso dire che leggendo questo saggio ho passato del tempo in modo piacevole in quanto si tratta di una lettura molto appassionante e ricca di aneddoti interessanti. E l'aggettivo "piacevole" vi assicuro che non è affatto fuori luogo, perchè come lo stesso de Quincey ci insegna: "Che bisogno c'è di altra virtù? Quando si è concesso abbastanza alle esigenze della morale,  è il turno del gusto e delle belle arti".

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
L'assassinio come una delle belle arti (Murder considered as one of the fine arts)
ed. Guanda Editore
120 pag.
traduzione di Luigi Brioschi