BW&BF

lunedì 28 ottobre 2013

Figlio di Dio - Cormac McCarthy (1973)

"Stamattina la mia vecchia mi ha detto una cosa, ha detto: È una punizione. Il prezzo del peccato, e così via. Io le ho risposto che per giustificare tutto questo bisognava che ogni singola persona della contea di Sevier fosse marcia fino al midollo."
Mr. Wade

TRAMA
Siamo nella contea di Sevier, Tennessee, in una di quelle zone rurali popolate da disperati bianchi che, ancora fino a qualche decennio fa, praticavano il linciaggio e trovavano normale portarsi a letto la propria figlia oppure ricoprire di catrame e piume chi veniva accusato di barare al gioco.  
White trash, spazzatura bianca, così vengono chiamate in America le persone cresciute in questi luoghi dimenticati da Dio.
Qui vive Lester Ballard, sbandato vestito di stracci e che si diverte a sparare ai topi con il suo vecchio fucile, che sa usare molto bene, e che va pazzo per il micidiale whisky fatto in casa. 
Lester tira avanti così tra un furtarello, una catapecchia abitata abusivamente e qualche capatina dal guardiano della discarica, per fare due chiacchiere e per sbirciare le sue nove figlie.
Poi, durante un inverno particolarmente rigido, Ballard scopre forse la sua vera natura e, non accontendandosi più di spiare le coppiette che si appartano in macchina nella piazzola vicino casa sua, inizia ad uccidere.
Ma questo è solo l'inizio e Lester Ballard arriverà a fare ben di peggio.

RECENSIONE
Questo è un racconto dell'orrore. Dove per orrore non si intende quello classico, che magari possiamo intravedere in qualche serie tv di successo, ma l'orrore che appartiene a questo mondo, l'orrore vero. Niente zombi, licantropi o vampiri bensì violenza, miseria, stupri, incesti, bambini mentalmente ritardati e altre cose ancora più atroci. 
Cormac McCarthy, con uno stile crudo e stringato ma che sa anche cogliere e descrivere immagini di rara suggestione, ci narra una storia che spaventa. Perchè parla di cose reali, di situazioni raccapriccianti e schifose, e lo fa benissimo; ed in alcuni frangenti poi è proprio ciò che non viene detto, ciò che si intuisce, a lasciare ancora più sgomenti.
Spesso viene da chiedersi, durante la lettura di questo libro, che cosa spinga il protagonista a compiere certi azioni abominevoli, a trasformarsi in quell'oscena creatura delle montagne che ama cacciare i suoi simili. La cosa forse più sconcertante è che non c'è una ragione. Semplicemente accade, punto e basta. 
Non cercate significati reconditi dietro ai suoi gesti e non cercate nemmeno messaggi di "critica alla società americana" da parte dell'autore, in quanto sarebbe solo uno sterile esercizio mentale.
La verità è che la violenza e l'omicidio sono il più delle volte assurdi ed immotivati, quindi si potrà ragionare sull'argomento finchè si vuole ma, come ci insegna McCarthy, spesso sarà del tutto inutile.
È una lezione dura e difficile da accettare, quella che ci impartisce questo romanzo,  però io penso che sia anche una lezione che se compresa nei giusti termini, possa risultare utilissima.
Un libro che, nonostante sia un vero e proprio cazzottone alla bocca dello stomaco, credo si debba assolutamente leggere anche perchè scritto in modo eccellente e con una "non-trama" che conquista e che coinvolge fino all'ultima riga.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
Figlio di Dio (Child of God)
ed. Einaudi
168 pag.
traduzione di Raul Montanari