BW&BF

martedì 29 ottobre 2013

Il deserto dei Tartari - Dino Buzzati (1940)

"<<Signor capitano!>> [...]
<<Cosa c'è? [...] Cosa c'è?>> [...]
<<Niente! Desideravo salutarla!>> [...]
<<Chi è?>> [...]
<<Tenente Drogo!>>"
Il tenente Giovanni Drogo e il capitano Ortiz

TRAMA
Giovanni Drogo è un giovane tenente che è stato assegnato in organico alla Fortezza Bastiani, in un non meglio identificato paese al confine con la Pianura dei Tartari.
Per quanto la Fortezza sia considerata strategica dal punto di vista militare, proprio perché è l'ultimo avamposto che può scongiurare il pericolo di un'invasione da parte del nemico, Drogo non vede in essa alcuno sbocco per la sua carriera, e immediatamente chiede la possibilità di essere trasferito in città.
Ma viene convinto dal maggiore Matti a pazientare solo quattro mesi, dopodiché ci sarebbe stata la visita medica e il giovane tenente avrebbe potuto chiedere il trasferimento per motivi di salute.
E così, seppur con riluttanza, Drogo accetta. E i quattro mesi si trasformano in un'intera vita, passata all'insegna dell'attesa: dapprima, quella del trasferimento; poi ad essa subentra quella dell'arrivo del nemico, degli invasori, che darebbe un senso all'esistenza di tutti gli abitanti della Fortezza Bastiani.

RECENSIONE
Perché Il deserto dei Tartari è considerato un capolavoro della letteratura contemporanea? Perché Buzzati è riuscito a creare un romanzo pressoché perfetto.
Attenzione, però, con questo non intendo dire che sia un libro semplice ed accattivante. Tutt'altro: proprio la sua peculiarità, la lentezza, che scandisce sia la narrazione sia la vita di Drogo ed in generale della Fortezza, fa sì che sia un libro "difficile". Ma in nessun altro modo lo scrittore bellunese avrebbe potuto ricreare l'atmosfera della Fortezza, lo stato d'animo dei soldati, la lentezza dell'attesa che allo stesso tempo non fa capire loro, se non quand'è troppo tardi, che nell'attesa la loro vita scorre e passa.
Pigre e lente passano le giornate, i mesi, gli anni, ma nonostante il ritmo calmo vi è perennemente un senso di suspance; e quando accade qualcosa si pensa (i soldati pensano, Drogo pensa, il lettore pensa) subito che finalmente la tanto agognata guerra stia per cominciare.  E qualcosa in effetti accade. Durante la sua permanenza alla Fortezza, Drogo è testimone di avvenimenti tragici, talmente assurdi da inorridire il lettore (almeno a me è accaduto così) per la natura effimera della vita umana.
Della storia non sono indicati né i tempi (si sa solamente che comincia quando Drogo ha ventuno anni e che termina quando ne ha cinquantaquattro) né i luoghi (si sa solo che la Fortezza Bastiani confina a Nord con il deserto, o pianura, dei Tartari, e che si trova su una montagna). Come poteva essere altrimenti? Buzzati ha infatti voluto rappresentare col suo romanzo la vita dell'uomo, volta ad inseguire ideali e speranze di fatti che probabilmente non avverranno mai, in una quotidianità abitudinaria che, poco a poco, la consuma fin quando non ci si accorge, ormai tardi, che è passata e non tornerà più indietro. E proprio per questo doveva essere un romanzo senza tempo né luogo.
In conclusione a mio modestissimo parere Il deserto dei Tartari è un vero e proprio capolavoro della letteratura e forse anche della filosofia, da leggersi possibilmente in giovane età col tentativo di fuggire dal destino che accomuna molti uomini: quello di trascorrere una vita breve e finalizzata soltanto al raggiungimento della sua stessa conclusione.

BW

Nella nostra libreria:
Dino Buzzati
Il deserto dei Tartari
ed. La Biblioteca di Repubblica
192 pag.