BW&BF

mercoledì 2 ottobre 2013

La banda dei brocchi - Jonathan Coe (2001)

"<<Vedete, voi due avete qualcosa in comune.>> Jack li guardò, prima l'uno e poi l'altro, compiaciuto di se stesso. <<Non lo sapete che cos'è?>>. Si strinsero nelle spalle. <<I vostri figli vanno alla stessa scuola.>>"
Jack Forrest

TRAMA
Il libro narra le vicende di quattro amici: Benjamin, Philip, Doug e Harding nella Birmingham dei plumbei anni settanta, un periodo in cui l'Inghilterra sta perdendo definitivamente il suo status di ex impero coloniale e dove la fanno da padrone le lotte sindacali, gli scioperi ed i sanguinosi attentati dell'IRA.
I quattro ragazzi, tutti di carattere ed estrazione sociale differente,  frequentano lo stimato King William, un liceo elitario che prepara i suoi allievi per prestigiose università quali Oxford o Cambridge, dove insieme crescono e scoprono nuove mode, nuove passioni e nuovi amori. C'è chi ha la predilezione per il giornalismo, chi ha velleità da scrittore e chi da compositore, il tutto si intreccia ad altre vicissitudini ed a personaggi che li coinvolgeranno più o meno direttamente e che li segneranno in futuro in maniera indelebile.

RECENSIONE
Togliamoci subito il dente: consigliatomi da un paio di amici che ritengo preparati e acuti, nonchè attentissimi lettori, mi sono alla fine deciso a leggere questo libro che però, ahimè, si è rivelato una grandissima delusione.
A dire la verità, La banda dei brocchi non inizia neppure male, anzi fino quasi al suo primo terzo il racconto è interessante, e l'epoca storica è ricostruita con una dovizia di particolari davvero sbalorditiva; il problema è che, quando tutto dovrebbe prendere definitivamente il largo, la storia si arena incredibilmente e da quel momento non si capisce più da che parte si voglia andare a parare. Va poi detto che, dei quattro protagonisti, da un certo punto in poi l'autore decide di seguirne solamente uno, Benjamin. Scelta assolutamente suicida a mio avviso questa, in quanto sarebbe stato preferibile dare più spazio ad altri personaggi, sicuramente molto più carismatici e meno lagnosi, uno su tutti Harding (l'unico in grado di dare un po' di verve al tutto) che per contro viene inspiegabilmente ignorato per tutta la durata del libro.
Così si viene costretti a seguire le paranoie sentimentali di Benjamin il quale, dopo un po' ci arrivano anche i sassi, ci tiene un sacco a far capire che lui è SENSIBILE e SOFISTICATO e che invece per quanto mi riguarda, perdonate il termine, è solo un insopportabile onanista mentale.
E allora giù di poesie, composizioni musicali che non ha il coraggio di far ascoltare a nessuno, dialoghi interiori e immaginari con la ragazza dei propri sogni che all'inizio ovviamente non lo degna neppure di uno sguardo ma che poi NATURALMENTE...
Non vorrei passare da cinico, so bene che gli anni dell'adolescenza sono pieni di peripezie e di situazioni di questo tipo, però da un autore tanto celebrato come Coe mi sarei aspettato qualcosa di meno scontato e banalotto, qualcosa all'altezza del suo talento raffinato.
Ecco, forse è proprio questo il problema: troppa raffinatezza. Prosa raffinata, scrittura raffinata, ironia raffinata... probabilmente per uno dai gusti semplici come il sottoscritto, che guarda più alla sostanza che alla forma, romanzi così non sono molto indicati.
Superfluo dire che chiunque abbia letto La banda dei brocchi  e ne sia rimasto affascinato, non significa assolutamente che venga considerato da me uno stupido, ci mancherebbe! Semplicemente riguardo a questo romanzo abbiamo due modi di pensarla che sono esattamente agli antipodi, ma se tutto ciò può creare occasioni di confronto costruttivo, ben venga.

BF

Nella nostra libreria:
Jonathan Coe
La banda dei brocchi (The Rotters' Club)
ed. Universale Economica Feltrinelli
377 pag.
traduzione di Roberto Serrai