BW&BF

martedì 31 dicembre 2013

La strada - Cormac McCarthy (2006)

"Quando ce ne saremo andati tutti qui resterà solo la morte, e anche lei avrà i giorni contati. Vagherà per la strada senza niente da fare e nessuno a cui farlo."
Ely


TRAMA
Prossimo futuro. Il pianeta è ridotto ad un ammasso di cenere fumante, il cielo è continuamente coperto da uno spesso strato di fuliggine, l'aria è malsana, degli animali non v'è più traccia e le città non sono altro che cumuli di macerie. Freddo e pioggia ovunque, il sole quando c'è è talmente pallido e malato che non è più in grado di riscaldare nulla ed il mondo ormai non è che una landa desolata e priva di colore. Si sa che c'è stata una catastrofe, forse una guerra nucleare, ma non si riesce a capire di preciso cosa sia successo anche perchè tutto è stato spazzato via, persino i ricordi.
I pochi sopravvissuti si muovono in orde di disperati che non esitano a compiere le peggiori atrocità pur di sopravvivere oppure vagano solitari in attesa della fine meno dolorosa possibile.
In questo scenario di morte e devastazione, seguiamo il percorso di un padre col suo figlioletto, entrambi senza nome, che cercano di sopravvivere giorno per giorno mentre sono diretti verso sud, alla ricerca (forse) di un clima più clemente. Le poche cose che hanno (un binocolo, qualche coperta, le rimanenti scatolette di cibo) sono accatastate dentro un vecchio e sgangherato carrello da supermercato, mentre l'unica arma che possiedono è una pistola che contiene solo due pallottole: una per ciascuno, per quando giungerà il momento.

RECENSIONE
Leggere un libro di McCarthy non è un passatempo piacevole. Le storie che egli racconta non sono gradevoli. Da parte mia posso dire che adoro il suo stile estremamente minimalista, il suo modo di descrivere i paesaggi e certe atmosfere molto particolari; ma i suoi romanzi non sono adatti a chi ha lo stomaco debole o è molto impressionabile.
La strada, che tra le altre cose è valso a McCarthy il Premio Pulitzer, è la conferma di tutto ciò ed anche di qualcosa di più. In primo luogo ci fa capire pienamente, se mai avessimo avuto dei dubbi in proposito, che lo scrittore originario del Tennessee è un autore dotato di un talento straordinario e che, pur non essendo più giovanissimo, possiede ancora una mente molto sveglia ed una visione sul mondo chiara e lucidissima, molto più di tanta altra gente ben più giovane di lui.
In seconda analisi, sappiate che questo è un libro che fa soffrire. In pochissime pagine verrete catapultati in un mondo dove il passato è solo un vago ricordo, il futuro inesistente e dove il presente significa lottare quotidianamente per sopravvivere il più a lungo possibile, ben consci del fatto che probabilmente non ne vale neppure la pena. 
Un'altra caratteristica di McCarthy è quella già ravvisata anche in Figlio di Dio, e cioè quella di non descrivere dettagliatamente al lettore l'orrore che si trova davanti, ma di farglielo solo intuire lasciandolo così nell'angoscia e nell'inquietudine più totale.
Un romanzo che trasuda disperazione, ma che è anche capace di regalare momenti di grande potenza narrativa, e che potrebbe anche far scendere qualche lacrima in quanto il fortissimo sentimento di protezione reciproca che lega il padre al figlio rappresenta qualcosa di grandioso e dispensa emozioni talmente violente non facili da ritrovare in un'opera di narrativa.
La strada è un romanzo che forse a qualcuno potrà apparire eccessivamente lento e disturbante (non sono d'accordo ma posso capire), ma che in realtà è un capolavoro che bisognerebbe davvero trovare la forza di affrontare. Forse non subito, magari è meglio aspettare di essere nel mood giusto ma io vi consiglio di cuore di farlo. Un libro veramente da vivere, prima ancora che da leggere.

BF


Nella nostra libreria:
Cormac McCarthy
La strada (The Road)
ed. Einaudi
218 pag.
traduzione di Martina Testa