BW&BF

mercoledì 5 marzo 2014

Tempo fuor di sesto - Philip K. Dick (1959)

"<<Aspetta un momento. Mai sentito parlare di una certa Marilyn Monroe?>>
<<Che storia è questa?>> disse Black scandendo le parole
<<Sì o no?>>
<<Certo che sì!>> rispose Black
<<É un bugiardo>> disse Vic. <<Pensa che sia uno scherzo e non vuole abboccare.>>
<<Dacci una risposta sincera>> insistè Ragle. <<Non è uno scherzo.>>
<<Certo che ne ho sentito parlare>> dichiarò Black
<<E chi è?>>
Vic, Ragle e Black

TRAMA
Ragle Gumm vive in un'anonima e tranquilla cittadina di provincia americana degli anni Cinquanta, e da tempo abita in casa della sorella Margo e del cognato Vic, che gestisce un supermercato. Ragle non lavora ma contribuisce al bilancio famigliare in un modo piuttosto insolito: egli infatti da anni, ogni giorno, partecipa ad un gioco enigmistico pubblicato sul quotidiano Gazette dal titolo Dove sarà l'omino verde? ed incredibilmente, per mezzo di un complicato sistema di grafici che studia di continuo, riesce sempre a fornire la risposta esatta, vincendo così delle belle somme di denaro. Nel frattempo, trova anche modo di flirtare con Junie, la graziosa e svampita moglie del loro vicino di casa Bill Black.
Ragle però non si sente realizzato dal momento che non si è sposato e non ha un impiego vero e proprio, e tutto questo lo fa sentire terribilmente in colpa.
Poi accade che un giorno Sammy, il figlio di dieci anni di Vic e Margo, mentre come suo solito si sta divertendo con una piccola radio rudimentale costruita da lui, capti casualmente degli strani dialoghi e, convinto che si tratti degli extraterrestri, li fa ascoltare allo zio.
Ed è a questo punto che il mondo di Ragle Gumm inizia progressivamente a sfaldarsi sentendosi, giorno dopo giorno, sempre più fuori posto e con la crescente convinzione che qualcuno l'abbia ingannato.

RECENSIONE
Vi è mai capitato di aver avuto la sensazione che nella vostra vita ci siano dei particolari che non tornino o avete mai avuto la netta percezione, mentre state facendo una determinata cosa, di averla già fatta in passato in circostanze e contesti simili, anche se non riuscite proprio a ricordare quando?
Come molti senz'altro sapranno, si tratta di un fenomeno psichico noto come déjà vu, ed è un'esperienza che viene vissuta da moltissime persone. Oppure, in alternativa, potrebbe trattarsi di tutto quello che Dick ipotizza in questo romanzo...
Tempo fuor di sesto, già tradotto in passato con titoli come: Il tempo si è spezzato, L'uomo dei giochi a premio e Tempo fuori luogo, è un libro che parla innanzitutto di questo: ovvero della distruzione della realtà così come la conosciamo e così come viene accettata, e il conseguente senso di straniamento dovuto a questa manipolazione.
Il libro, neanche a dirlo , mi ha colpito profondamente soprattutto a causa di come è stato scritto. Va detto infatti, che Tempo fuor di sesto è stato pubblicato nel 1959, ma la sua stesura risale a qualche anno prima eppure già allora, Dick immaginava il suo tempo, gli anni Cinquanta, come l'epoca ideale nella quale vivere, e che l'uomo del futuro (come in effetti ha fatto, si pensi solo ad Happy Days o a tutta la successiva filmografia ambientata in quegli anni) avrebbe spesso guardato ad essa come ad una vera e propria "epoca d'oro", rimpiangendola regolarmente.
Eppure non è che nel 1959 la situazione in America fosse poi così spensierata, anzi. Basti pensare al fatto che si viveva costantemente sotto l'incubo di un attacco da parte dell'Unione Sovietica, il nemico per eccellenza, con la ferma consapevolezza che da tutto ciò sarebbe scaturito un conflitto nucleare, il quale avrebbe avuto con ogni probabilità effetti catastrofici.
Un altro elemento che contraddistingue questo bellissimo libro è la sua incredibile capacità di far immedesimare il lettore con il protagonista (almeno per me è stato così), il quale ad un certo punto non riesce veramente più a capire se, per dirla con Marzullo, la sua vita sia solo un sogno oppure no, così come non riesce a spiegare il suo sentirsi sempre più spesso "fuori fase". Dick era un genio, aggettivo che trovo venga usato novantanove volte su cento a sproposito, ma in questo caso non saprei davvero in che altro modo definire un autore capace di creare opere simili. 
"Il tempo è fuor di sesto!", dichiara preoccupato Amleto in una famosa scena dell'omonima tragedia Shakespeariana e, così come il tormentato principe di Danimarca, anche il povero Ragle Gumm si trova nella ben poco invidiabile condizione di chi si rende ben conto di dover rimettere a posto le cose, non sapendo però nemmeno da dove cominciare.
Se siete anche voi convinti che la realtà vada guardata sotto differenti punti di vista oppure, senza d'altro canto partire per la tangente complottista (che non sopporto), pensate che quello che ci viene detto rappresenti solo una piccolissima parte di tutto ciò accade realmente, penso proprio che dovreste leggere questo libro.
La nostalgia, l'amore per il passato e per un tempo che non tornerà più sono tutte cose belle, ma costituiscono una lama a doppio taglio perchè potrebbero anche renderti prigioniero dei ricordi, senza permetterti di apprezzare al meglio quello che di buono, poco a dir il vero, offre l'attualità.
Io l'ho capito perchè me l'ha detto Philip K. Dick, e me l'ha detto tramite un romanzo che è stato dato alle stampe lo stesso anno in cui moriva Buddy Holly. 
Poi c'è ancora chi dice che i libri non comunicano niente...


BF


Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Tempo fuor di sesto (Time Out of Joint)
ed. Fanucci Editore
209 pag.
traduzione di Anna Martini