BW&BF

martedì 18 marzo 2014

Quando Hitler rubò il coniglio rosa - Judith Kerr (1971)

"<<Chissà come vanno le elezioni>> chiese la mamma preoccupata. <<Pensi che i tedeschi voteranno davvero per Hitler?>>
<<Ho paura di sì>>, rispose il babbo.
<<Io dico di no>> intervenne Max. <<Un sacco di ragazzi della mia scuola erano contro di lui. Magari domani si scopre che nessuno ha votato per Hitler e così possiamo tornare a casa, come ha detto lo zio Julius>>."
La mamma, il babbo e Max

TRAMA
Berlino, marzo 1933. Alla vigilia delle elezioni politiche, la tranquilla vita di Anna, una bambina di nove anni, e della sua famiglia, composta dalla mamma, dal babbo e dal fratello dodicenne Max, viene all'improvviso scombussolata. Anna viene a sapere che la sua, pur non essendo praticante, è una famiglia ebrea, e che è in pericolo, anche per via della professione del padre, uno scrittore.
All'improvviso, per la paura di essere perseguitati in caso di vittoria del partito nazionalsocialista, tutta la famiglia (prima il babbo, poi gli altri) si trasferiscono nella neutrale Svizzera, in cerca di asilo.
Anna si trova di fronte ad un dilemma: cosa portare con sé, il coniglio rosa, suo fedele compagno di giochi da sempre, o il cane di pelouche ricevuto appena qualche mese prima? Alla fine sceglie il giocattolo nuovo, sicura di riavere l'altro insieme ai mobili ed al resto delle cose che verranno spedite direttamente nella comunità elvetica.
Ma una volta arrivati in Svizzera scoprono che il partito di Hitler ha vinto, e che tutti i loro beni sono stati sequestrati. Anche il coniglio rosa, con cui Anna non potrà giocare mai più.
La bambina e la sua famiglia cercano così di costruirsi una nuova vita, prima a Zurigo, poi, quando in nome della neutralità anche la Svizzera comincia ad avere difficoltà nell'ospitare gli ebrei, a Parigi, dove tutti (specialmente i bambini) si ritrovano catapultati in un mondo completamente diverso, dove tutto, dal cibo, alla lingua, alle abitudini, è differente dalle loro precedenti esperienze.

RECENSIONE
Quando Hitler rubò il coniglio rosa è un libro per bambini sui bambini. Perché se la storia che viene insegnata a scuola racconta le atrocità compiute dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni precedenti ad essa, non fa comunque riflettere su quanto l'avvento del partito di Hitler incise sulla vita di tutti i bambini, ebrei e non, che da un giorno all'altro, senza capire il perché o quasi, videro stravolgere le proprie abitudini.
Molti di essi pagarono con la propria vita le scelte degli adulti, ma alcuni più fortunati, come la protagonista del romanzo, Anna, o come la sua autrice, Judith Kerr, pur riuscendo a sfuggire a questo crudele destino soffrirono per il disagio di essere profughi, di dover abbandonare i propri giocattoli e la propria casa, di perdere i loro amici e magari di non riuscire a farsene dei nuovi a causa dei pregiudizi verso di loro.
Pur parlando di tutto questo, essendo scritto dal punto di vista di Anna il romanzo non è permeato da moralismi o ipocrisie, che potrebbero renderlo fastidioso. Al contrario, questo libro è un esempio assolutamente stupendo di letteratura per l'infanzia, che combacia una trama avvincente con una lezione di storia. Assolutamente consigliato per tutti i bambini dagli otto-nove anni, ma anche per tutti quegli adulti che abbiano voglia di leggere una storia bella, commovente e scritta in maniera molto intelligente.

BW

Nella nostra libreria:
Judith Kerr
Quando Hitler rubò il coniglio rosa (When Hitler Stole Pink Rabbit)
ed. Sansoni per la Scuola
267 pag.
traduzione di Maria Buitoni Duca