BW&BF

domenica 9 marzo 2014

Portland Souvenir - Chuck Palahniuk (2003)

"A Portland, chiunque vive come minimo tre vite."
Katherine Dunn

RECENSIONE
Mah.
Noto in libreria questa guida un po' particolare, che mi pare simpatica e decisamente originale, sulla città di Portland, Oregon, scritta da uno dei suoi più illustri abitanti; l'idea mi stuzzica e la compro ma mentre leggo non posso fare a meno di pensare: "Mah." Ed una volta che l'ho terminata rimango più che mai perplesso.
L'idea non è affatto malvagia: una guida turistica totalmente folle sulla città che ospita "i più scoppiati fra gli scoppiati, la crema dei disadattati" (definizione questa, che ho già sentito a proposito di almeno altre dieci città in America ed altrettante in Europa, ma vabè...), seguendo itinerari e visitando luoghi piuttosto anticonvenzionali, quelli che difficilmente verrebbero menzionati in una classica Lonely Planet, tanto per capirci. Tutto questo raccontato con ironia, neanche troppa a dir la verità, da Palahniuk, che vive lì dal 1980 e che ogni tanto inserisce alcune sue "cartoline", brevi aneddoti di vita vissuta nella città in questione.
Il celebre autore di Fight Club, bravo a non focalizzare troppo l'attenzione su di sè, si muove alla ricerca dei posti più caratteristici di Portland e dintorni, come la "casa autopulente", la Chiesa di Elvis o il museo dei giocattoli del Capitano Kidd, intervistando eccentriche star locali come il reverendo Chuck, possessore di una Chevrolet Bel Air abbastanza fuori dal comune, i "cacciatori di fantasmi" Bob e Renee Chamberlain, oppure Teresa Dulce, attivista per la causa delle lavoratrici del sesso, od anche solo suggerendo in quale ristorante si possano gustare le migliori focaccine al limone e lavanda.
Quello che non mi piace proprio è l'eccessivo, insopportabile autocompiacimento che si respira praticamente in ogni parola di tutte le persone interpellate, a partire dalla nota (non la conosco, ammetto l'ignoranza) autrice di Cuori sgozzati, Katherine Dunn, la quale si lascia andare a fesserie del tipo: "Qui a Portland siamo tutti profughi e fuggiaschi". Già, profughi e fuggiaschi col conto in banca abbastanza robusto se, come dice testualmente lo stesso Palahniuk, la città pullula di quelli che vengono chiamati in modo canzonatorio "Trustafarians", cioè i sedicenti hippies ed attivisti anarchici che si battono per un sacco di cause "fingendosi poveri nonostante le consistenti rendite che ricevono dai fondi fiduciari istituiti per loro dalle famiglie ricche". Perdonate la franchezza, ma se c'è una cosa che non tollero proprio è questa figura modaiola del reietto-chic. 
Corona il tutto una variegata serie delle immancabili leggende metropolitane che, come spesso capita in questi casi, ritengo siano in gran parte panzane create ad hoc, come del resto fanno pensare i parecchi "Si dice", "Si narra" e "Pare che" del narratore.
E poi, sinceramente, io sarò fatto in modo strano per carità, ma più uno si affanna cercando di shockarmi dimostrando di essere a tutti i costi "alternativo" o "estremo", più io mi annoio terribilmente. Insomma, a me questa guida non ha assolutamente fatto venir voglia di visitare Portland, che suppongo fosse il principale obiettivo per cui sia stata scritta.
Il risultato finale a mio parere è quantomai deludente e la colpa, secondo me, non è neppure da attribuirsi a Palahniuk il quale sono abbastanza convinto che si sia dedicato a quest'opera pieno di buone intenzioni, ma trovo semplicemente che l'idea non abbia funzionato.
Ma io ripeto, a volte tendo ad essere parecchio "fatto a modo mio" e non escludo che a qualcun altro invece questo lavoro possa risultare parecchio utile oltrechè gradevole. Un mio vecchio amico, tempo fa, mi disse: "I tuoi consigli sono sempre utilissimi, mi basta fare esattamente il contrario di ciò che dici!". Se sarà così anche per voi, tutto di guadagnato!

BF

Nella nostra libreria: 
Chuck Palahniuk
Portland Souvenir. Gente, luoghi e stranezze del Pacific Northwest (Fugitives & Refugees)
ed. Oscar Mondadori
180 pag.
traduzione di Matteo Colombo