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domenica 16 marzo 2014

La vita, l'Universo e tutto quanto - Douglas Adams (1982)


ATTENZIONE!!! Il libro di cui stiamo per parlare è il terzo della Trilogia in cinque volumi. Se non avete letto il precedente, intitolato Ristorante al termine dell'Universo, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.


 "<<Cos'è questa faccenda della bomba?>> chiese Zaphod a Marvin, allarmato.
<<La bomba supernova?>> disse Marvin. <<É una bomba molto piccola, minuscola direi.>>
<<E cosa può fare?>>
<<Distruggere completamente l'Universo. Una buona idea, secondo me. Ma non riusciranno a metterla in atto.>>
<<Perchè no, se è così buona come dici?>>
<<Certo, l'idea è buona, anzi brillante. Sono loro che non sono brillanti... Sono dei veri cretini, come tutte le altre forme di vita organica. Li odio.>>"
  Zaphod Beeblebrox e Marvin


TRAMA
Sono trascorsi circa cinque anni dal termine dell'ultima avventura della nostra fantastica combriccola di sgangheratissimi eroi spaziali e ritroviamo così Arthur Dent, solo e sull'orlo della pazzia definitiva, sulla Terra in piena Era Preistorica quando, dopo essersi riunito con l'amico Ford Prefect, avvista un elegantissimo divano Chesterfield che avanza a balzelloni.
I due si siedono così sul divano che si rivela però essere una macchina del tempo e che li catapulta (divano compreso) nel bel mezzo di una importante partita di cricket tra Inghilterra ed Australia, all'interno di uno stadio gremito di gente, esattamente due giorni prima che la Terra venga distrutta, così come narrato nel primo episodio.
A questo punto un esercito di robot assassini bianchi armati di mazze da cricket invade il terreno di gioco facendo una strage.
I nostri, salvati dal provvidenziale arrivo del saggio progettista di pianeti Slartibartfast, apprendono così che i robot sono stati inviati dagli abitanti del pianeta Krikkit alla ricerca di una particolare reliquia contenuta nel trofeo destinato alla nazione vincitrice che, unita ad altre quattro dello stesso tipo, formano un oggetto per loro di vitale importanza.
I Krikkit infatti sono un popolo cordiale e gentilissimo ma, dopo aver scoperto che non sono gli unici abitanti dell'Universo, hanno deciso di sterminare tutti gli altri.
Naturalmente i nostri eroi dovranno impedirlo, armati come sempre di una buona dose di irragionevolezza e della certezza che non vi è nulla di impossibile, ma al massimo esiste l'infinitamente improbabile.

RECENSIONE
Qualche anno fa chiesi ad un mio ex collega originario dello Sri Lanka di illustrarmi brevemente le regole, almeno quelle basilari, del cricket (che da loro, come in molti paesi del Commonwealth, è sport nazionale ed è seguitissimo). Dopo quasi mezzora di pazienti spiegazioni però, una mia domanda che dimostrava quanto poco avessi capito mi fu fatale; lui mi guardò come si guarda un povero ritardato e decise di gettare la spugna ed andarsene, lasciandomi solo con i miei mille interrogativi sul cricket. 
Ebbene, è stato quasi un sollievo quindi scoprire che, a quanto pare, anche per gli inglesi stessi questo sport presenta moltissimi punti oscuri, tanto da arrivare a ipotizzare che sia un gioco di origine extraterrestre, come fa il buon Adams in questo terzo capitolo della famigerata "Trilogia in cinque volumi". Forse dopotutto non sono proprio così scemo, ho pensato, o almeno lo spero.
Venendo al romanzo vero e proprio, credo che si debba dire innanzitutto che, rispetto ai primi due capitoli della saga, La vita, l'Universo e tutto quanto è forse un po' meno brillante e vivace ed, in generale, decisamente più contorto. 
Malgrado ciò il livello di follia non accenna minimamente a diminuire anzi, forse aumenta a livello esponenziale; soprattutto quando si arriva a parlare dell'astronave del vecchio Slartibartfast che funziona attraverso il principio della bistromatica, scienza che si basa su complesse analisi dei conti e delle ordinazioni che vengono fatte in un tipico ristorante italiano.
Un altro esempio della creatività visionaria alla Monthy Python dell'autore inglese si ha con la breve apparizione dell'ennesimo geniale e memorabile personaggio scaturito dalla sua fantasia irrefrenabile. Sto naturalmente parlando dell'alieno grigioverde che risponde al nome di Wowbagger l'Eterno Prolungato, il quale essendo diventato immortale per errore, si ritrova così con un sacco di tempo libero da impiegare e sceglie di trascorrerlo vagando da un pianeta all'altro per insultare tutti gli abitanti dell'Universo.
Insomma, questo è solo un piccolo assaggio di tutte le stranezze e dei personaggi assolutamente deliranti che potrete trovare in questo libro che, sono certo, non mancherà di divertire tutti coloro che hanno già letto ed apprezzato i primi due.
Ricapitolando dunque, definirei La vita, l'Universo e tutto quanto un libro-spartiacque, perchè mi sembra che da un certo punto in poi lo stile di Adams inizi a trasformarsi e, sotto certi aspetti, anche a perfezionarsi. Forse avremo meno ritmo, ma più attenzione ai particolari.
Ciò che non muta fortunatamente, è l'approccio scanzonato e spiritosissimo ad un genere, la fantascienza appunto, meraviglioso ma che a volte tende a prendersi un po' troppo sul serio, e lo dico da lettore ed appassionato di lunghissima data.
Per il resto, godetevi questo terzo capitolo senza porvi troppe domande. E se una notte dovreste trovarvi faccia a faccia con un essere altissimo dalla pelle grigioverde che, dopo avervi dato del deficiente senza speranza, sale sulla propria astronave e schizza via alla velocità della luce, non meravigliatevi. É tutto PERFETTAMENTE NORMALE.


BF


Nella nostra libreria:
Douglas Adams
Dalla raccolta "Guida galattica per gli autostoppisti - il ciclo completo"
La vita, l'Universo e tutto quanto (Life, the Universe and Everything)
ed. Oscar Mondadori
123 pag.
traduzione di Laura Serra