BW&BF

martedì 8 aprile 2014

L'uomo che sorrideva - Henning Mankell (1994)

"Aveva ribaltato una decisione presa. Non poteva dire se fosse giusto o sbagliato. Ma ormai questo non aveva più importanza. 
Si chinò sulla scrivania, prese un block notes e scrisse due sole parole.
Sten Torstensson.
Wallander era tornato al lavoro." 
Henning Mankell


TRAMA
Il commissario Kurt Wallander, della polizia di Ystad, si trova ancora in congedo in seguito alle vicende raccontate nell'avventura precedente, risalenti ormai ad un anno prima, e sta seriamente pensando di lasciare definitivamente la polizia.
Durante un soggiorno a Skagen, nello Jutland, dove si reca periodicamente per cercare di combattere la depressione, viene raggiunto dall'amico avvocato Sten Torstensson, che gli chiede di indagare sull'incidente stradale nel quale ha perso la vita il padre Gustaf. Incidente che però presenta parecchie stranezze che fanno pensare a Sten che in realtà le cose siano andate in modo ben diverso da quello che sembrano.
Wallander non accetta, convinto che nella morte dell'anziano non vi sia nulla di sospetto ed anzi, qualche giorno dopo torna a Ystad con l'intenzione di dare le dimissioni. Poco dopo però viene messo al corrente di una notizia che cambia tutte le carte in tavola: qualcuno ha ucciso Sten, a colpi di pistola, nel suo ufficio.
Il commissario decide così di rientrare in azione per risolvere il caso.

RECENSIONE
Non so davvero che pensare di Henning Mankell: scrittore bravo a cogliere i risvolti malati della società o un lampante caso di sopravvalutazione?
Probabilmente la verità sta nel mezzo. L'autore svedese infatti, grazie soprattutto allo stile chiaro e lineare ed alle tematiche "impegnate" presenti nei suoi racconti, continua ad essere apprezzato da tantissimi lettori e, ok che questo non è automaticamente sinonimo di qualità, però qualcosa vorrà pur dire. 
D'altro canto non si può non rilevare che anche questa volta la trama fa acqua in più di un passaggio, con un finale ai confini della realtà e una serie di situazioni poco credibili.
In più, lo sviluppo dell'azione è davvero troppo, troppo lento. Decine e decine di pagine dedicate all'analisi introspettiva dei personaggi, in particolare Wallander, e ritmo a mio parere eccessivamente basso, ulteriormente appesantito da innumerevoli riflessioni psicologiche che a volte sembrano buttate lì un po' a casaccio e che mancano decisamente di originalità.
Sono troppo severo? Per carità, può essere benissimo che sia così, non ho la pretesa di avere la verità in mano, sto semplicemente dando il mio punto di vista su questo libro.
Forse Mankell dovrebbe scrivere un po' meno, credo che per lui il ritmo di un romanzo all'anno o quasi sia troppo elevato, tant'è che leggendo L'uomo che sorrideva ho avvertito un'impressione generale di spossatezza e di mancanza di idee quasi palpabile. 
Peccato, perchè in alcuni precedenti episodi come I cani di Riga ha dimostrato invece di saper imbastire molto bene una trama coinvolgente e con buoni colpi di scena. Cosa che purtroppo non si può proprio dire di questo racconto.

BF


Nella nostra libreria:
Henning Mankell
L'uomo che sorrideva (Mannen som log)
382 pag.
ed. Marsilio
traduzione di Giorgio Puleo