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martedì 29 aprile 2014

Crash - J.G. Ballard (1973)

"Cento metri indietro, sulla banchina, era ferma una macchina americana impolverata. Il guidatore mi osservava attraverso il parabrezza infangato, le ampie spalle inarcate sotto lo stipite della portiera. Mentre attraversavo la strada, sollevò una macchina fotografica munita di teleobiettivo e mi osservò attraverso l'oculare."
James Graham Ballard

TRAMA
Il narratore, il regista pubblicitario James Ballard, viene coinvolto una sera in un grave incidente automobilistico dal quale esce con le gambe spezzate, ma vivo. Nell'altra macchina coinvolta nello schianto, viaggia una coppia di coniugi: lei si salva, mentre lui muore sul colpo. Da questo istante la vita ed il modo di rapportarsi con essa da parte di Ballard sono destinati a mutare totalmente.
Per tutta la durata della riabilitazione infatti, ed anche dopo, la sua mente si riempie di fantasie pornografiche malate riguardanti la moglie Catherine, la sua segretaria Karen, oppure l'amica Renata, in un vortice di ossessioni sempre più estreme. Poi, una volta dimesso dall'ospedale, arriva al punto di conoscere Helen Remington, la vedova dell'uomo morto nell'incidente, ed iniziare con lei una relazione a scopo esclusivamente fisico. Ed è a questo punto che Ballard si accorge che c'è un uomo inquietante che lo segue, ed assiste con interesse ai suoi accoppiamenti, i quali avvengono sempre in auto. Quest'uomo si rivela essere Robert Vaughan, scienziato televisivo già reduce da uno spaventoso incidente in moto che gli ha lasciato diversi segni, e che era già stato notato anche sul luogo dello schianto che ha visto protagonista lo stesso Ballard. Il narratore entra così a far parte della cerchia di Vaughan, composta da un gruppo di persone che ricavano eccitazione sessuale dal mischiare morbose perversioni sessuali che riguardano vittime di incidenti e feticismo verso specifiche parti delle automobili.

RECENSIONE
Sicuramente non si tratta di un libro facile, poco ma sicuro, ma trovo tuttavia che Crash sia senza dubbio un libro molto interessante.
Pubblicato nel lontano 1973, agli albori quindi dell'era tecnologica, credo che rappresenti bene una certa idea di futuro prossimo che allora andava per la maggiore. Una società sempre più disumanizzata, sempre più attratta dalle macchine (intese non solo come automobili) e la deriva incombente, e definitiva, dei sentimenti. Tutto questo sullo scenario di una grande metropoli vista quasi esclusivamente come un groviglio infinito di autostrade, raccordi e parcheggi. 
Ballard descrive queste ambientazioni futuristiche molto bene, narrando in prima persona (pur non essendo un romanzo autobiografico) la storia di una congrega di soggetti sessualmente deviati che si spingono sempre più in là con le proprie fantasie perverse, fino a diventare totalmente dipendenti da esse. Assistiamo così ad un macabro e grottesco girotondo di sangue, lamiere accartocciate, corpi mutilati, sesso corrotto, pornografia e morte. 
Senz'altro leggere Crash oggi non ha assolutamente lo stesso impatto scioccante che ebbe all'epoca della sua prima uscita, peró ritengo che sia ancora dotato di un certo potere destabilizzante. Non a caso uno dei registi più controversi dei nostri tempi, sto parlando di David Cronenberg, ha deciso di trasporlo su pellicola alcuni anni fa. Film che ha suscitato, com'era previdibile, pareri piuttosto discordanti ma sul quale io non posso dare il mio personale giudizio, non avendo mai avuto occasione di vederlo. 
Fatto sta che Crash resta un'opera indubbiamente ostica, non solo per i temi e per le crude descrizioni, ma anche per una certa ripetività assolutamente voluta che rischia di mettere a dura prova i lettori meno abituati a libri così estremi. Una cosa peró è certa: d'ora in avanti quando mi capiterà di giungere sul luogo di un incidente, credo proprio che mi verrà spontaneo controllare che in mezzo alla folla non ci sia un losco individuo in jeans e giacca di pelle che cerca di scattare foto di nascosto.

BF

Nella nostra libreria:
J.G. Ballard
Crash (Crash)
ed. Universale Economica Feltrinelli
197 pag.
traduzione di Gianni Pilone Colombo