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venerdì 25 aprile 2014

Dal libro al film: La guerra dei mondi - H.G. Wells (1897)

ATTENZIONE!!! Questo post contiene spoiler sul libro La guerra dei mondi e sui film tratti da esso. Se non avete letto il libro e/o visto i film, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura del post.
 

"Alla fine del XIX secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l'umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d'acqua."
Herbert George Wells

IL LIBRO
Famosa forse più per gli adattamenti, radiofonici e cinematografici, che per il romanzo originale, La guerra dei mondi venne pubblicata nel lontano 1897, molto prima che l'umanità acquisisse familiarità con le culture fantascientifica ed ufologica. Anche per questo viene considerata, a ragione, una pietra miliare della sci-fi.
La storia narra dell'invio da parte degli abitanti di Marte di alcune capsule contenenti macchinari e alcuni esseri viventi, le quali atterrano in varie località dell'Inghilterra. Fin dall'inizio gli esseri umani si dimostrano alquanto curiosi di scoprire cosa contengano questi strani cilindri, ma altrettanto immediatamente gli alieni rivelano di avere intenzioni tutt'altro che pacifiche: con uno spaventoso raggio ardente bruciano qualsiasi cosa abbia la sfortuna di capitare loro a tiro.
I terrestri, nonostante questa terrificante premessa, si convincono comunque che non sia necessario alcun tipo di intervento, visto che apparentemente i marziani non sembrano in grado di uscire dalle buche create dall'impatto delle capsule con il terreno. Per sicurezza diverse divisioni dell'esercito britannico raggiungono in osservazione i luoghi dell'impatto; ma gli extraterrestri nel frattempo costruiscono delle ingegnose quanto letali macchine da guerra, i cosiddetti Tripodi. Grazie a questi mezzi riescono in breve tempo ad annientare gran parte della popolazione inglese, che si vede costretta a fuggire e nascondersi per evitare di essere uccisa, o ancor peggio catturata e "succhiata" dagli invasori.
Il tutto viene raccontato in prima persona da un narratore anonimo, un fisico che lavora nella periferia sud occidentale di Londra. Egli quasi subito si ritrova solo, essendosi separato dalla moglie durante la fuga, ed i pochi esseri umani con i quali condivide parte della sua esperienza talvolta rischiano di essere più un ostacolo od una fonte di pericolo per la sua incolumità che un aiuto od una forma di conforto.
Ma quando tutto sembra perduto, ecco che avviene l'impensabile: laddove le tecnologie militari più avanzate hanno fallito, è la Natura a fornire la soluzione per salvare la Terra; i marziani, e con essi la gramigna rossa che stava soffocando tutte le altre piante, soccombono improvvisamente a causa dei bacilli a cui l'uomo e gli esseri viventi del nostro pianeta sono immuni: "mediante il tributo di milioni di morti, l'uomo ha acquistato il suo diritto di vita sulla Terra, ed essa è sua contro chiunque venga per conquistarla."

I FILM
Ancor prima di parlare delle versioni su pellicola de La guerra dei mondi, non si può esimersi dal parlare del celeberrimo sceneggiato radiofonico interpretato da Orson Welles che venne trasmesso negli Stati Uniti dalla CBS il 30 ottobre 1938. Migliaia di ascoltatori infatti, grazie al sorprendente realismo della trasmissione, pensarono ad una vera invasione aliena e, colti dal panico, si riversarono nelle strade causando notevoli disagi ed addirittura diversi morti. L'impatto di tutto ciò sull'immaginario collettivo fu talmente forte che, tre anni dopo, quando ci fu l'attacco di Pearl Harbor, molti americani pensarono che si trattasse solo di uno scherzo.
Quindici anni dopo il famoso sceneggiato di Welles, a guerra conclusa, lo scenario socio-politico mondiale era profondamente diverso: all'America maccartista si contrapponeva una potenza tanto minacciosa quanto sconosciuta da poter essere facilmente paragonata agli abitanti di un altro pianeta: l'Unione Sovietica.
E così dalle brughiere inglesi il regista Byron Haskin trasferì le vicende del suo La guerra dei mondi in una tranquilla cittadina della California meridionale chiamata Linda Rosa.


Del romanzo originale, Haskin prese solamente alcuni elementi, ovvero gli alieni e la causa della loro sconfitta, sacrificando gran parte della trama e dello stesso concetto del libro a favore di una rilettura più adatta ad un pubblico del 1953, che non solo viveva con l'angoscia della guerra fredda, ma che percepiva ancora l'eco del famoso incidente di Roswell del 1947 (tanto che nel film stesso una delle località colpite dagli alieni risulta essere Corona).
Addirittura gli stessi Tripodi spariscono completamente, sostituiti dagli oggetti volanti che in gergo ufologico vengono definiti Manta Ray. Immancabile è poi la classica figura femminile anni '50: la ragazza in gamba ma comunque bisognosa di un figura maschile forte (il protagonista ovviamente) con cui, nonostante le avversità, intreccia una storia d'amore.
Anche se agli occhi di uno spettatore odierno questo classico film di fantascienza presenta ingenuità e trovate che fanno facilmente sorridere, va comunque ricordato che vinse il Premio Oscar per gli effetti speciali, davvero notevoli per l'epoca.
A più di un secolo dal soggetto originale un altro noto regista, affatto nuovo all'argomento extraterrestri, Steven Spielberg, pensò bene di rispolverarne la storia.


Anche in questo caso in realtà la trama è stata profondamente cambiata, per dare spazio alla drammatica storia di un padre divorziato, Ray Ferrier (Tom Cruise), alle prese col difficile rapporto con i figli. I Tripodi vengono riabilitati, anche se stavolta essi sono inspiegabilmente già presenti nelle profondità della Terra, da molto prima che nascesse l'uomo (viene da chiedersi come mai i marziani abbiano aspettato tanto), e Marte si è limitato ad inviare tramite fulmini o scariche elettriche solo i suoi abitanti. Un altro elemento che è stato mantenuto in questo secondo film è la gramigna rossa, simbolo del progredire dell'invasione del pianeta rosso contro il nostro. Un ulteriore particolare che il regista di Cincinnati ha riproposto, seppur modificato, sono alcuni degli esseri umani con cui il protagonista condivide la terribile vicenda. Una delle scene più piene di pathos del libro è quella in cui il narratore si trova intrappolato in una casa circondata dagli alieni insieme ad un curato; quest'ultimo, in preda alla fame, alla sete e soprattutto al terrore, perde totalmente la ragione e, anzichè cercare di non farsi notare, comincia ad urlare attirando su di sè l'attenzione dei mostri e costringendo suo malgrado il protagonista ad ucciderlo. Questa figura viene ripresa da due personaggi nel film: la prima palla al piede è l'insopportabile figlia di Ray (Dakota Fanning), perennemente urlante, anche nei momenti meno opportuni. Il secondo personaggio ha invece un nome completamente sbagliato: ha infatti quello dello scienziato che tra i primi nel libro accorre verso le capsule atterrate e finisce vittima del raggio ardente. Qui invece rappresenta un invasato, probabilmente mezzo matto, convinto di poter sconfiggere gli extraterrestri armato del suo fucile, che quando assiste alla barbara uccisione di un uomo perde del tutto il lume della ragione e anch'egli mette sè, Ray e sua figlia in pericolo urlando. Quest'uomo ricorda anche un altro personaggio del romanzo, un artigliere incontrato più volte dal protagonista, parimenti determinato a non farsi catturare e a tentare di debellare, seppur non da solo, i malvagi invasori.
Nonostante comunque la sceneggiatura sia più fedele all'originale, questa seconda trasposizione l'ho trovata personalmente meno convincente, anche perchè non gli si possono nemmeno perdonare quelle ingenuità di cui abbiamo parlato prima. Va in ogni caso evidenziato che in nessuna delle due versioni il regista ha tenuto conto del significato dell'opera di Wells, cosa che mi pare abbastanza grave. Il romanzo infatti è una metafora e conseguente critica del darwinismo sociale e della politica colonialista che imperversava al termine del XIX secolo.
Concludendo, partendo da un capolavoro della letteratura fantascientifica quale il libro dello scrittore inglese, trovo che entrambi i tentativi di adattamento siano stati un fallimento. Ciò non significa necessariamente che siano brutti film, per quanto, come ho già detto, ho personalmente trovato noioso e tutt'altro che interessante la versione di Spielberg; significa però che forse avrebbero dovuto avere un altro titolo, e non La guerra dei mondi.


BW

Nella nostra libreria:
Herbert George Wells
La guerra dei mondi (The War of the Worlds)
ed. Mursia 
185 pag.
traduzione di Adriana Motti