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mercoledì 13 novembre 2013

La donna della domenica - Fruttero & Lucentini (1972)

"...avrebbe anche potuto trovare il modo di far vedere la Dosio al Bauchiero. Bionda era bionda e alta era alta, anche se, a dire il vero, le concordanze finivano qui; ma con un trucco vistoso e infagottata in un affare di plastica, chissà..."
Commissario Santamaria 


TRAMA
L'architetto Garrone, squallido personaggio che vive di espedienti ed autentico parassita dell'alta società, viene rinvenuto cadavere nel proprio studio con il cranio fracassato. L'arma del delitto è alquanto insolita: un scultura di pietra raffigurante un fallo umano facente parte parte degli oggetti di dubbio gusto che il defunto, noto sessuomane, amava collezionare.
Le indagini, che vengono affidate al commissario Santamaria, devono essere condotte con grande riserbo e delicatezza in quanto il Garrone era molto conosciuto, anche se non amato, negli ambienti della Torino "bene", città in cui è ambientata la vicenda.
Santamaria così riesce a scoprire che diverse persone nutrivano un sincero odio nei confronti dell'architetto. Vi è poi l'importante testimonianza del signor Bauchiero, un pensionato che afferma di aver visto una donna alta, bionda e dall'aspetto assai equivoco, uscire dal portone dell'edificio di via Mazzini in cui si trova lo studio di Garrone, poco prima che ne venisse scoperto il corpo. 
Si tratta di una delle prostitute che l'architetto era solito frequentare oppure qualcuno che ha cercato di camuffarsi per sembrare tale? E come mai il Garrone, nelle ore precedenti alla sua morte, è in preda ad un'incontenibile eccitazione per un appuntamento previsto la sera stessa proprio in via Mazzini?
Una serie di inquietanti domande e dubbi continuano ad insinuarsi nella mente del commissario Santamaria che dovrà cercare di venire a capo dell'enigma e fare luce sui tanti, troppi segreti che si nascondono nei lussuosi salotti frequentati dall'élite cittadina.

RECENSIONE
Fortunatissimo debutto del duo Carlo Fruttero - Franco Lucentini, sodalizio artistico tra i più prestigiosi nel campo della letteratura italiana, La donna della domenica è un giallo che rappresenta molto bene, tra le altre cose, uno spaccato dell'Italia dei primi anni settanta.
Sullo sfondo di una Torino mai così misteriosa e che occupa un ruolo molto importante in questa storia, vengono sapientemente narrate le gesta degli esponenti di un'alta borghesia costantemente annoiata e che cercano di uscire dalla monotonia in tutti i modi, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Gli autori, grazie ad una scrittura nitidissima e ad un'invidiabile maestria nel creare dialoghi e situazioni del tutto efficaci e credibili, sanno indubbiamente come stuzzicare la curiosità del lettore e tenerne ben desto l'interesse fino all'ultimo.
Un giallo che è stato definito "raffinato" anche se, a ben vedere, io non ci trovo poi tutta questa raffinatezza. Sicuramente l'elemento che salta più all'occhio è quello delle ville abitate dai ricchi imprenditori, dagli antichi palazzi del centro e dai suggestivi viali alberati, ma sotto questo strato di benessere se si guarda bene viene anche descritta "l'altra Torino": quella dei quartieri popolari, degli immigrati dal meridione, delle lugubri zone fuori città che di notte si trasformano in ritrovi per le prostitute e per i loro clienti.
Un romanzo che, nonostante possa apparire un po' datato, non sa affatto di stantìo e che trovo possa appassionare moltissimi lettori, anche chi magari non va matto per questo genere. Cosa che del resto ha fatto e che continua a fare, da più di quarant'anni a questa parte.

BF


Nella nostra libreria:
Fruttero & Lucentini
La donna della domenica
ed. Oscar Mondadori
503 pag.