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sabato 9 novembre 2013

Confessioni di un oppiomane - Thomas de Quincey (1822)

“Io non nego affatto che qualche verità sia stata rivelata al mondo in materia di oppio: per esempio, cosa che io confermo e concedo, è stato asserito dai dotti che l'oppio ha un colore biondo scuro; oppure che la sostanza sia economicamente onerosa. Infine che, assunto in dosi eccessive, ha lo sgradevole effetto di risultare letale. Pur riconoscendo a queste affermazioni una certa pertinenza, non le credo esaurienti e rappresentative di quanto sperimentato di persona. Quindi, esimi dottori, fatevi da parte e lasciate che tenga io una lezione sull'argomento."
Thomas de Quincey


RECENSIONE
Scritto in modo arguto ed accattivante, Confessioni di un oppiomane fu l'opera che permise a Thomas de Quincey di farsi conoscere e, successivamente ispirare grandi personaggi come Edgar Allan Poe e Charles Baudelaire.
Questa è un'autobiografia più che mai sincera e scioccante di un uomo che tramite l'oppio ha cercato di raggiungere le più alte cime della creatività, un'importante testimonianza di chi vuole sfatare i luoghi comuni riguardo a questa particolare droga e riportandone tutti gli effetti che essa può provocare, senza mai tuttavia scadere nel moralismo.
Lo stile è piuttosto particolare; de Quincey scrive rivolgendosi al lettore in tono pacato e quasi confidenziale, come se si trattasse di una normale conversazione da pub e così riesce a rendere estremamente partecipe l'interlocutore alla sua narrazione.
Veniamo quindi a conoscenza della sua fuga da casa in giovane età, al suo continuo peregrinare per tutta la Gran Bretagna, all'amore per i classici greci e latini fino alla scoperta sconvolgente dell'oppio, con tutto quello che ne consegue, anticipando di decenni temi che diverranno materia di studio scientifico e sociologico.
Non crediate però di trovare un testo incentrato esclusivamente sui paradisi artificiali, in quanto in esso si parla soprattutto delle peripezie giovanili dell'autore: bellissimo ed anche molto toccante ad esempio il capitolo in cui de Quincey parla del suo arrivo a Londra dove, già schiavo della droga, visse diverso tempo come un barbone e con la sola compagnia di una prostituta.
Non scordiamoci nemmeno che si tratta pur sempre di un'opera pubblicata nella prima metà del XIX secolo, quindi cerchiamo solo di immaginare che razza di impatto potè avere un libro simile sulla società di allora. Se poi aggiungiamo le chiare e minuziose descrizioni delle sensazioni (piacevoli o meno) che de Quincey fa a proposito delle sue esperienze con l'oppio, il quadretto è completo.
Concludendo posso dire che io personalmente l'ho trovato un buon saggio, anche se forse non raggiunge il livello di L'assassinio come una delle belle arti, di cui vi ho già riferito, che reputo più maturo e migliore nel suo complesso.
L'argomento trattato è sicuramente spinoso, e magari potrà anche infastidire qualcuno, pertanto penso che sia giusto da parte mia consigliarne la lettura solamente a chi si sente incuriosito da questo tipo di tematiche, fermo restando però che come è stato affermato da personalità enormemente più autorevoli del sottoscritto, Confessioni di un oppiomane resta un caposaldo del cosiddetto romanticismo britannico.

BF


Nella nostra libreria:
Thomas de Quincey
Confessioni di un oppiomane (The Confessions of an English Opium Eater)
ed. Edizioni Clandestine
110 pag.
traduzione di Barbara Gambaccini