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venerdì 27 settembre 2013

La Lettera Scarlatta - Nathaniel Hawtorne (1850)

"Mamma [...] il sole non ti vuol bene. Vedi che fugge e si nasconde, perché ha paura di qualche cosa che tu porti sul tuo petto. Guarda, ora scherza laggiù; resta qui tu e lascia che io corra a prenderlo: io sono piccola: da me non fuggirà, perché ancora non ho quel segno sul mio vestito."
Perla

TRAMA
Siamo nella Boston puritana della fine del XVII secolo. Una giovane e bellissima donna, che porta in braccio una bambina di appena tre mesi, viene costretta a salire sul palco della pubblica gogna: deve infatti mostrare a tutti il suo volto, ma soprattutto il marchio che porta cucito al petto, una lettera "A" scarlatta, finemente ricamata con fili dorati.
È la "A" di adultera, e la bambina che stringe al petto ne è la prova. Da due anni infatti Ester Prynne, moglie di un rinomato medico inglese, ha preceduto il marito nella Nuova Colonia, ed ha vissuto là sola, in attesa di un suo arrivo mai annunciato. La bambina è dunque certamente frutto del peccato, e per questo Ester dev'essere condannata. Non a morte, come le sarebbe accaduto appena qualche anno prima, ma ad una vita di umiliazioni, di vergogna, di isolamento dal mondo, proprio a causa di quel simbolo che la rende un'appestata da evitare a tutti i costi.
Nonostante le minacce, la donna non rivela a nessuno chi sia il padre della piccola Perla. Ma questo non è l'unico segreto che serba per sé: dall'alto del palco infatti riconosce tra la folla un volto che non vedeva da anni, quello del marito, che nel frattempo è arrivato in America e si fa chiamare Chillingworth. Egli, furente per il tradimento, la minaccia di non rivelare mai a nessuno, nemmeno al misterioso padre della bambina, la sua identità.
Ester si trova così a sopportare tutti questi fardelli: il dover crescere una bambina da sola, con il solo frutto della sua grande abilità nel ricamo, il dover mantenere segrete le identità di ben due uomini, una per amore, l'altra per paura e vergogna, e, soprattutto, l'essere marchiata sul petto, ma soprattutto nel cuore.

RECENSIONE
Come Casa di bambola, di cui ho scritto tre giorni fa, anche La Lettera Scarlatta, al momento della sua pubblicazione, fece scandalo. In particolare fu la sua introduzione a destare tanto scalpore, tanto da spingere l'autore a scrivere un'apposita prefazione alla seconda edizione, in cui però non solo non si pente di ciò che ha scritto in quella precedente, ma addirittura spiega perché si trova costretto a ripubblicarne le parole senza cambiarne alcuna.
Nathaniel Hathorne cambiò il suo nome da adulto, aggiungendo la "W" che lo rese "Hawthorne", proprio per dissociarsi e prendere le distanze dalla sua famiglia, in particolare dall'avo John Hathorne, un giudice che in diverse occasioni aveva condannato a morte donne colpevoli di adulterio e stregoneria. Non c'è quindi da stupirsi che il suo romanzo più famoso abbia come tema proprio l'ipocrisia della società puritana, agli occhi della quale persino la bambina frutto dell'adulterio, per quanto bellissima (o forse proprio per quello), dovesse essere per forza un folletto, o la figlia di Satana.
Persino Ester, che pure è sua madre ed è colpevole in prima persona dell'onta che ricade anche sulla figlia non può fare a meno di pensare a lei come ad un essere soprannaturale.
Il romanzo si legge bene, se si riesce a superare l'introduzione... ma dovete capirmi, io in generale sono allergica a introduzioni, prefazioni e a tutto quello che ritarda il mio immergermi in una storia.
Certo, ovviamente la scrittura è quella di un romanzo della metà del XIX secolo, ma è comunque abbastanza avvincente, pur toccando temi così delicati come l'adulterio e la religione, l'amore e la vendetta. Un classico da aggiungere assolutamente alla propria libreria, se non ne avete già una copia.

BW

Nella nostra libreria:
Nathaniel Hawthorne
La Lettera Scarlatta (The Scarlet Letter)
ed. Newton Compton Editori
pag. 127
traduzione di Fausto Maria Martini