BW&BF

martedì 24 settembre 2013

Casa di bambola - Henrik Ibsen (1879)

"Un fatto è certo, cara piccola Nora. Il mio lucherino è grazioso, ma gli occorre tanto denaro. È incredibile quanto può costare un uccellino a un povero marito!"
Helmer 

TRAMA
Quella di Nora Helmer è l'esempio di famiglia modello: un buon marito che ha appena avuto un'importante promozione, giusto appena prima di Natale, tre stupendi bambini, ben accuditi dalle fedeli domestiche, e il migliore amico di famiglia, il fidato Dottor Rank, che non manca di far loro visita almeno una volta al giorno. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che Nora custodisce un terribile segreto: anni prima infatti, per salvare la vita al marito Torvald, aveva contratto un debito a sua insaputa con il losco avvocato Krogstad, e per far ciò aveva falsificato la firma del defunto padre.
Ma quando la vigilia di Natale le fa visita, dopo tanti anni, l'amica d'infanzia Karsten, vedova Linde, e la prega di fare da ambasciatrice e di spendere una buona parola col marito per farle avere un posto presso il Credito Industriale dove lui è appena diventato il Direttore, le cose si complicano. Nora infatti accetta di buon grado di aiutare l'amica, che infatti ottiene il lavoro, ma a scapito del licenziamento proprio di Krogstad, che comincia a ricattarla.
Nora precipita così in una spirale di disperazione, tanto da accarezzare l'ipotesi del suicidio, fin quando, scoperta dal marito ma subito salvata dallo stesso Krogstad, che pentitosi le restituisce l'obbligazione, rendendola a tutti gli effetti non più denunciabile, si rende infine conto per la prima volta di essere sempre stata solo una bambola nelle mani di compiaciuti "bambini viziati": prima suo padre, poi suo marito, che l'hanno sempre e solo considerata come un oggetto da possedere e mostrare con orgoglio e mai come un essere pensante e con sentimenti.
Presa coscenza di ciò, decide di non poter più sopportare una simile esistenza, e rinuncia a tutto, marito, figli e il benessere placido ed adagiato che la sua posizione le garantiva, andandosene di casa.

RECENSIONE
Scritta nel 1879, la commedia in tre atti Casa di bambola fece molto scalpore, vendendo in appena due settimane tutti gli 8.000 esemplari della prima edizione. Ibsen venne accusato di femminismo estremo, ma come disse lui stesso "Che da molte parti sarebbe stato contestato lo sapevo in anticipo; se il pubblico nordico fosse stato tanto evoluto da non sollevare dissensi sul problema, sarebbe stato superfluo scrivere l'opera".
Casa di bambola in realtà non vuole semplicemente essere una critica alla condizione femminile del XIX secolo, ma in generale all'ipocrisia della borghesia dell'epoca, dove ciò che contava era l'apparenza delle cose, e occorreva sempre dare l'impressione di essere felici.
Nora, chiamata spesso dal marito allodoletta o lucherino, è in effetti un uccellino che vive in una gabbia, per quanto dorata, ma destatasi dal suo sogno ovattato rifiuta le leggi, a suo dire solo parole scritte in un libro, che le impediscono di amare e vivere a modo suo. Ella rimane un eroina per tutte le donne, anche quelle di oggi, per la determinazione ad assicurarsi il diritto di essere un individuo e non l'appendice di un uomo a lei vicino. Il suo personaggio, che pare sia ispirato ad un'amica di Ibsen che all'epoca destò scandalo presso la società borghese nordica dell'epoca, risulta moderno anche dopo più di un secolo, considerando che purtroppo in molte parti del mondo a tutt'oggi le donne non hanno ancora ottenuto gli stessi diritti e privilegi riconosciuti agli uomini, anzi, in alcuni casi la loro condizione è persino peggiore di quella denunciata dallo scrittore norvegese.

BW

Nella nostra libreria:
Henrik Ibsen
Casa di bambola (Et Dukkehjem)
ed. Tascabili Economici Newton
93 pag.
traduzione di Lucio Chiavarelli