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venerdì 30 maggio 2014

Dal libro al film: Punch al rum - Elmore Leonard (1992)

"...(Max) guidava verso casa proiettandosi nella testa immagini di Jackie Burke. Soprattutto le immagini in cui lei aveva quella luce negli occhi verdi e quello sguardo che sembrava dirgli: 'Potremmo divertirci'.
A meno che non lo stesse soppesando, con quello sguardo, giudicandolo, e quello sguardo in realtà volesse dire: 'Potrei usarti'.
Forse.
In entrambi i casi era molto eccitante."
Elmore Leonard

IL LIBRO
Jackie Burke è una hostess che, non più giovanissima, lavora per una compagnia aerea a basso costo che fa la spola tra Palm Beach e le Bahamas. Tre matrimoni sbagliati alle spalle, due volte vedova ed una vecchia accusa di spaccio di droga dalla quale è stata poi scagionata, Jackie è ancora molto piacente ed è molto sveglia, ragion per cui rappresenta la persona ideale per portare a termine alcuni lavoretti per il gangster Ordell Robbie. Quest'ultimo è un trafficante d'armi che ha bisogno di far rientrare clandestinamente una bella somma di denaro (circa mezzo milione di dollari) da Freeport agli Stati Uniti e, per farlo, utilizza a più riprese la bella Jackie che, così facendo, ha modo di arrotondare uno stipendio abbastanza misero. 
Ma un giorno succede che, appena scesa dall'aereo, viene perquisita da due agenti dell'antifrode in borghese, Tyler e Nicolet, che le trovano nella borsa da viaggio, oltre ai soldi, anche una bustina contenente cocaina. La hostess viene così tratta in arresto, finchè non si presenta Max Cherry, un garante di cauzioni, che la fa uscire di prigione con i soldi passatagli da Robbie il quale, temendo che Jackie possa aver fatto il proprio nome ai poliziotti, si introduce in casa sua con l'intenzione di eliminarla. Ma Jackie è furbissima, e non solo rassicura il boss sul fatto che non farà mai la spia, ma riesce ad elaborare un piano tanto geniale quanto rischioso per impossessarsi dell'intero malloppo. Max Cherry, vittima di un vero e proprio "colpo di fulmine" nei confronti dell'affascinante hostess, accetta di aiutarla nell'impresa.

IL FILM
È il 1997 quando Quentin Tarantino, da sempre grande ammiratore di Leonard, decide di portare sugli schermi Punch al rum, modificando alcune cose a partire dalla protagonista: se la Jackie Burke del romanzo è bianca, bionda addirittura, nel film il regista di Torrance sceglie di far interpretare il ruolo della bella hostess alla regina del cinema di blaxploitation, la mitica Pam Grier. Quentin (lo dicono gli attori stessi che hanno lavorato con lui) è bravissimo nel far rendere tutti al massimo, ed anche Pam Grier non fa eccezione, recitando alla grandissima nelle vesti di un personaggio non semplice e dalla fortissima personalità. Sempre volendo omaggiare il film che contribuì a rendere famosa l'attrice di colore (ovvero Foxy Brown), Tarantino sceglie di cambiarle anche il cognome, mutando anche il titolo della pellicola che diventa così Jackie Brown.




Spostando il luogo dell'azione dalla Florida meridionale a Los Angeles, il geniaccio italoamericano riunisce un cast di primissimo ordine. Della Grier abbiamo già detto, dopodichè abbiamo Samuel Jackson nella parte di un fenomenale Ordell Robbie, e Bridget Fonda che interpreta molto bene la "ragazza del boss" Melanie e, cosa che non guasta, mostrando generosamente le proprie forme recitando quasi sempre in bikini e shorts. Nel ruolo di Louis Gara, ex rapinatore di banche un po' arrugginito abbiamo invece uno strepitoso Robert De Niro, Michael Keaton è pressochè perfetto nei panni dell'agente Ray Nicolet ed infine per la parte di Max Cherry viene scelto, un po' a sorpresa (inizialmente il favorito era Gene Hackman), il redivivo Robert Forster. Attore un po' dimenticato dal grande pubblico, ma non da Tarantino che si professa suo fan da tempo immemore, Forster lo ripagherà con una interpretazione memorabile che lo porterà a sfiorare l'Oscar come miglior attore non protagonista.
Jackie Brown, pur rispettando nel complesso il libro di Leonard si contraddistingue però, oltre ad una stupenda caratterizzazione dei personaggi (qualità che era già presente nell'opera originale) anche, e soprattutto, per un'insieme di elementi peculiari che costituiscono da soli il marchio di fabbrica del cinema tarantiniano. Le particolarissime inquadrature, i dialoghi serrati, una serie di figure femminili sexy ma allo stesso tempo scaltre e determinate, le continue citazioni di oscure pellicole di culto che, dopo esser state omaggiate da Tarantino, vengono puntualmente riscoperte e rivalutate anche dalla massa; tutto questo contribuisce, da sempre, al successo dei suoi film.
Eppure Jackie Brown, specialmente all'inizio, tende a dividere in maniera netta il pubblico e la critica: chi lo giudica un clamoroso fiasco, e chi grida al capolavoro. Io stesso ricordo che rimasi piuttosto deluso all'epoca: ero andato al cinema aspettandomi un classico film "alla Tarantino", brillante e dal ritmo sostenuto, mentre invece avevo assistito a qualcosa che mi parve troppo lento e quasi un po' noioso.
Invece devo dire che aveva proprio ragione il buon Quentin quando all'epoca dell'uscita di Jackie Brown rispondendo ai suoi detrattori affermò: "Se questo film l'avesse girato un regista di cinquant'anni avrebbero tutti parlato di grande prova di maturità o altre stronzate del genere, l'ho fatto io che di anni ne ho solo trentaquattro e dicono che è una noia. Questo è un film che bisogna vedere più volte per poterlo apprezzare appieno."
Ed a ulteriore dimostrazione dell'esattezza di questa tesi porto il mio piccolo contributo dicendo che, ad oggi, Jackie Brown è probabilmente il film di Tarantino che, di tanto in tanto, riguardo più volentieri.
In conclusione: 10 con lode sia al libro che al film.

BF

Nella nostra libreria:
Elmore Leonard
Punch al rum (Rum Punch)
ed. Einaudi Stile Libero Big
317 pag.
traduzione di Stefano Massaron