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domenica 26 gennaio 2014

Il Medioevo e il fantastico - J.R.R. Tolkien (1983)

"Il nano al posto giusto vede spesso cose che il gigante che viaggia ed erra per molti paesi perde di vista."
John Ronald Reuel Tolkien

RECENSIONE
Un libro può essere ricercato a lungo, bramato, desiderato ardentemente tanto da spingerci a rastrellare fiere e mercatini dell'usato, piuttosto che ad effettuare minuziose ricerce su internet alla ricerca di una copia del raro oggetto del nostro desiderio. Ma non sempre è così, anzi: moltissime volte mi è capitato di imbattermi in un libro, che avrei poi scoperto capace di colmarmi di piacere per la sua lettura, in maniera del tutto casuale, quasi per noia.
Così è stato anche per il libro di cui sto per parlare: mi trovavo in una delle librerie in cui mi reco abitualmente ogni settimana o due, dicendo tra me e me "Dò solo un'occhiata, ma non devo prendere nulla, in fondo ho già diverse letture in cantiere" (e puntualmente mento a me stessa, uscendo con almeno un nuovo elemento della nostra libreria). Amo in particolar modo questa libreria, nonostante le commesse non siano dei mostri di simpatia e gentilezza, per due motivi fondamentalmente: il primo è che, nonostante sia un esercizio piuttosto piccolo all'interno di un centro commerciale, ha un assortimento di titoli, autori e generi degni del più grande e rinomato negozio di libri della mia città; il secondo è che è organizzata piuttosto bene, o almeno è così che organizzerei io la mia libreria (intesa come negozio) se ne avessi una, ovvero per generi. E così mi diletto a "fluttuare" da un'isola all'altra, curiosando alla ricerca di un qualche piccolo tesoro da portare a casa, o perlomeno da desiderare fino all'arrivo dello stipendio.
Tornando al nostro libro di oggi, stavo per l'appunto "fluttuando" tra i gialli e "l'isola dei libri sporcaccioni" (come ho ribattezzato il punto dove hanno concentrato i romanzi erotici, da Cinquanta sfumature di grigio in poi), quando sono capitata davanti al "reparto nerd", con il quale concludo solitamente la mia gitarella; e lì, nascosto tra una prepotente versione rilegata de Il Trono di spade e millemila edizioni (possibilmente con la foto del film) de Lo Hobbit, ho visto LUI.
Sono convinta che ci sia una sorta di magia (anzi, l'autore mi correggerebbe e parlerebbe di incantesimo) emessa da un libro che mi spinge a sceglierlo un po' a scatola chiusa, e così è stato anche per Il Medioevo e il fantastico. Ovviamente prima di prenderlo ho letto sulla IV di copertina di cosa si trattava, ma in cuor mio già sapevo che doveva essere mio. Quando poi ho visto che, nonostante l'autore fosse J. R. R. Tolkien, autore di immense opere tra cui appunto Lo Hobbit, Il Signore degli anelli e Il Silmarillion, non si trattava di un romanzo bensì di un insieme di saggi sulla filologia e la linguistica, ne ho avuto la conferma.
Dopo un'interessantissima introduzione di Gianfranco De Turris e una dovuta prefazione di Christopher Tolkien, figlio dell'autore e curatore dell'opera, il libro si compone da sei brani più il discorso di commiato di Tolkien all'Università di Oxford, dove ebbe la cattedra di Anglosassone e quella di Lingua e Letteratura Inglese.
Non lasciatevi ingannare da quanto affermato nella prefazione però: non si tratta affatto di brani rivolti ad un pubblico non specializzato, o almeno io, pur essendo laureata proprio in Lingue e Letterature ed avendo seguito lezioni e sostenuto esami di filologia, compresa quella germanica, ho trovato piuttosto complessa la lettura. Può essere che ciò sia dovuto al fatto che comunque questi estratti siano stati scritti diversi decenni fa; ma qualunque sia la causa, trovo che chi fosse interessato a questo tipo di argomento, così come alla mitologia norrena ed anglosassone, troverà comunque la lettura assolutamente interessante, e riuscirà a superare lo scoglio della difficoltà.
I primi due saggi trattano del Beowulf, il poema epico anticoinglese risalente all'VIII secolo; il primo a proposito delle edizioni critiche e dei trattati incentrati su di esso, il secondo è in realtà la prefazione all'edizione del 1940 di una vecchia traduzione dell'opera e parla proprio delle difficoltà e delle necessità relative alla traduzione stessa.
Il terzo brano è sempre improntato sulla filologia, ma l'oggetto del suo interesse è stavolta il romanzo cavalleresco in medio inglese Galvano e il Cavaliere Verde, di cui confesso di non aver mai sentito parlare prima e che è stato per me un'interessante scoperta. Non solo: credo che questo sia forse il capitolo di più facile  comprensione anche per i non "addetti ai lavori"
Il quarto brano, "Sulle fiabe", analizza non tanto la struttura delle fairy tales, letteralmente i "racconti fatati", quanto le loro origini, il loro scopo e il perchè non dovrebbero mai essere edulcorate, neppure per renderle più adatte ai bambini.
Col quinto e il sesto capitolo Tolkien passa dall'argomento Letteratura a quello Lingua, prima in un'appassionata lezione su inglese e gallese, dove dichiara in particolare il proprio amore per quest'ultimo idioma, poi in una vera e propria confessione su quello che definisce il suo "vizio segreto", ovvero il suo hobby di inventare lingue, studiandone la struttura fin nei minimi dettagli e perfezionandole per cercare di renderle il più poetiche possibile (lingue che, tra l'altro, adoperò nel più famoso dei suoi romanzi).
Infine, nel suo discorso di commiato l'autore si è tolto più di un sassolino dalle proprie scarpe, criticando duramente la struttura accademica dell'Università oxoniense, ma tutto comunque con un impeccabile stile British.
Insomma, se siete appassionati dello scrittore che ha inventato il genere fantasy e siete curiosi di conoscerne altri aspetti o se la vostra sete di mitologia, filologia e linguistica ha bisogno di essere placata, Il Medioevo e il fantastico è assolutamente un libro che vi consiglio di leggere, armati di pazienza, concentrazione e magari di un buon dizionario.

BW

Nella nostra libreria:
J.R.R. Tolkien
Il Medioevo e il fantastico (The Monsters and the Critics and Other Essays)
ed. Bompiani
340 pag.
traduzione di Carlo Donà
a cura di Christopher Tolkien