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lunedì 17 febbraio 2014

La leonessa bianca - Henning Mankell (1993)

"Improvvisamente, il cane iniziò ad ululare. Il poliziotto tirò il guinzaglio un paio di volte irritato e poi si chinò in avanti per vedere quello che aveva attirato l'attenzione del cane. Wallander vide che il poliziotto aveva alzato il capo di scatto lasciando cadere il suo panino a terra."
Henning Mankell


TRAMA
Louise Åkerblom, donna felicemente sposata e madre di due bambine, nonchè titolare di un'agenzia immobiliare insieme al marito Robert, scompare improvvisamente mentre si reca ad un appuntamento con una cliente.
Il marito si rivolge così alla polizia di Ystad, dove il commissario Kurt Wallander, dopo aver ascoltato l'uomo, decide di far partire subito le indagini. Louise conduce una vita tranquillissima, tutta casa, lavoro e chiesa dato che, nel tempo libero, riveste anche un ruolo molto attivo all'interno della locale parrocchia. Per quale motivo quindi, una donna attaccatissima alla propria famiglia, di punto in bianco, dovrebbe decidere di far perdere volontariamente le proprie tracce? Troppe cose non tornano, troppi elementi strani come ad esempio il paio di manette che viene ritrovato nel cassetto della sua scrivania e del quale il marito afferma di non sapere nulla, oppure la Toyota Corolla di Louise che viene rinvenuta sul fondo di un laghetto.
Nelle stesse ore in Sudafrica intanto, un gruppo di fanatici boeri sta mettendo a punto l'omicidio ai danni di un importante uomo politico che vorrebbe porre fine all'apartheid. Questo l'organizzazione non può permetterlo e pertanto ingaggia uno spietato killer che viene mandato ad addestrarsi in una zona rurale della Svezia meridionale, in attesa di entrare in azione.
Le due vicende paiono essere completamente slegate tra loro, e nessuno sospetta nulla, fino a che Wallander scopre che dietro alla misteriosa sparizione di Louise c'è una pista che conduce fino in Sudafrica.

RECENSIONE
Terzo romanzo appartenente alla serie delle inchieste del commissario Wallander, La leonessa bianca indugia ancora una volta su aspetti di forte rilevanza sociale e politica. Dopo il tema del razzismo affrontato nel primo episodio Assassino senza volto, ed il precedente (e molto buono) I cani di Riga, che analizzava i confusi scenari presenti nei paesi dell'est Europa nei giorni seguenti alla caduta dell'Unione Sovietica, questa volta Mankell punta l'obiettivo sul Sudafrica e sul regime dell'apartheid.
Tentativo interessante ma, a mio modesto avviso, non molto riuscito. 
Tanto per cominciare, Mankell è sicuramente un buon scrittore dotato anche di una certa inventiva ma che io reputo un po' sopravvalutato e che pecca un po' di autocompiacimento. Leggendo poi le entusiastiche recensioni a questo libro mi sono chiesto: "Ma possibile che io sia l'unico a cui non è piaciuto?". Tutto potrebbe essere, così come potrebbe essere che io non capisca un cavolo ed abbia pessimi gusti in fatto di libri, ma La leonessa bianca non mi ha proprio convinto.
Come spesso accade nel "poliziesco scandinavo" infatti, ho avuto l'impressione che a volte l'autore, temendo forse di passare per il solito nordico dal cuore arido di sentimenti, cerchi in tutti i modi di nobilitare le proprie trame con argomenti di grande impatto sociale che possano rendere il tutto più "impegnato".
Ma tutto questo finisce con l'appesantire decisamente la narrazione, anche perchè Mankell tende ad essere molto descrittivo, anche dove magari non sarebbe necessario. 
La trama poi, sebbene non originalissima (di nuovo: solo a me ha ricordato molto, pure un po' troppo, Il giorno dello sciacallo di Forsyth?), è costruita anche bene se non fosse che ci sono un paio di passaggi (che risulteranno decisivi) che sono quantomeno poco credibili, per non dire di peggio.
Insomma la sensazione che ho avuto dalla lettura di questo romanzo è che l'idea iniziale fosse piuttosto valida, con la storia della scomparsa dell'insospettabile e devota madre di famiglia che forse nasconde un segreto molto torbido, ma che poi Mankell abbia voluto inserire troppe cose, troppi argomenti e troppi personaggi, facendo così perdere di energia a tutto il lavoro.
Insomma, così come avevo apprezzato moltissimo I cani di Riga, purtroppo non posso dire altrettanto di questo romanzo, che mi ha lasciato l'amaro in bocca. 
Un'occasione sprecata quindi. 
Almeno secondo il mio personale, opinabilissimo, punto di vista.

BF

Nella nostra libreria:
Henning Mankell
La leonessa bianca (Den vita Lejoninnan)
ed. Marsilio
554 pag.
traduzione di Giorgio Puleo