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giovedì 6 febbraio 2014

Il figlio del Dio del Tuono - Arto Paasilinna (1984)

"Sì, Ronkaila è ormai piena di matti, di dèi, di menninkäinen e di maahinen. E di operai. È diventata inammissibile"
Anelma Ronkainen

TRAMA
Siamo nel 1984, e il mondo, con i suoi quasi 5 miliardi di abitanti, è diviso tra poche, imponenti religioni principali, spesso in lotta tra loro per la supremazia della fede umana. Sopra a tutte troneggia il Cristianesimo, diviso a sua volta tra cattolici, protestanti, ortodossi ecc., seguito dall'Islam, dal Buddismo, dall'Induismo, e così via.
Ukko  Ylijumala, Dio del Tuono e Padre degli dèi finnici, non può dunque fare a meno di sentirsi minacciato, nella stessa Finlandia non sono rimaste che poche decine di fedeli alla Religione Ancestrale, soprattutto a causa delle crociate cristiane svedesi del XII-XIII secolo e del diffondersi delle dottrine socio-comuniste nel XX secolo.
Ukko decide che è giunto il momento di fare qualcosa: raduna quindi il Consiglio degli dèi. L'Ordine del Giorno è trovare una soluzione a questa fuga di fedeli, senza però ricorrere alla violenza come le crociate cristiane e cercando di mantenere l'operazione il più segreta possibile. Il Dio del Tuono decide così di mandare sulla Terra suo figlio Rutja, seguendo l'esempio del Dio cristiano, e di farlo scambiare con un uomo già fedele alla Religione Ancestrale, un certo Sampsa Ronkainen, scapolo che vive tra la sua proprietà si campagna a Suntio, nell'Uusimaa, "Ronkaila", e il suo negozio di antichità in via Iso Roobert a Helsinki.
Rutja accetta, allettato dalla promessa di poter sposare l'affascinante Ajattara, una spiritella "seducente e bella oltre ogni dire", e parte per la sua missione di riconversione senza un piano ben preciso. Riuscirà il figlio del Dio del Tuono a riportare i finlandesi sulla retta via?

RECENSIONE
Ne Il figlio del Dio del Tuono Paasilinna fa un ritratto molto severo dei suoi connazionali: non hanno più fede, né valori, e il benessere ampiamente diffuso in Finlandia ha creato una generale scontentezza ed una diffusione dell'agnosticismo.
Per suggerire la ripresa dei valori fondamentali che l'uomo dovrebbe assumere l'autore fa stilare a Rutja una lista di 6 Comandamenti, sulla falsariga di quelli Cristiani, ovvero:

1 - Ricordati di temere il Tuono
2 - Non fare del male ai piccoli
3 - Proteggi la vita
4 - Rispetta i vecchi
5 - Vivi umanamente
6 - Non cedere

Tralasciando il primo, dettato ovviamente dalla necessità di farsi identificare dai credenti nel simbolo del tuono stesso, i Comandamenti di Rutja sono tutti a protezione dei più deboli e dello stile di vita semplice e umile ma onesto e produttivo allo stesso tempo. Questi consigli, a ben pensarci, non sono altro che i consigli che lo stesso Paasilinna ci dà in un po' tutti i suoi romanzi: finora abbiamo parlato solo di quattro delle sue opere, ma sicuramente riconoscerete che ad ognuna di esse se ne possono applicare almeno un paio.
Il libro è molto carino, non solo per l'originale trovata della storia, ma anche perché dà la possibilità al lettore di conoscere un po' della mitologia ugro-finnica sin dall'inizio, grazie ad un'introduzione ampiamente esplicativa del pantheon finnico, che oltre a descrivere ogni suo singolo componente ne applica le caratteristiche ai giorni nostri (ad esempio Paara, il Dio che una volta si occupava di trasformare il latte in burro, oggi si occupa di usura, speculazione in borsa e più in generale della Banche).
Anche se l'argomento è serio e rischia di apparire sacrilego, Il figlio del Dio del Tuono dimostra una volta di più che Paasilinna riesce ad affrontare questi temi spinosi in maniera leggera, ironica e a tratti divertente, senza però trascurare il messaggio che vuole trasmettere ai suoi lettori: in questo caso che i suoi connazionali riscoprano i valori tradizionali.
Come dite? La tentazione di cominciare subito a leggere questo romanzo è troppo forte? Vabbé, cedete pure: state tranquilli che Ukko Ylijumala non vi punirà!

BW

Nella nostra libreria:
Arto Paasilinna
Il figlio del Dio del Tuono (Ukkosenjumalan poika)
ed. Iperborea
pag. 282
traduzione di Ernesto Boella