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sabato 7 giugno 2014

Vulcano 3 - Philip K. Dick (1960)

"Un solo uomo è nella condizione di interagire con il computer, e pertanto quell'unico uomo può tagliarci fuori tutti, dal primo all'ultimo; quell'unico uomo può cancellare il mondo intero agli occhi di Vulcano 3. Come un alto prelato che si frapponga fra Dio e l'umanità."
William Barris

TRAMA
Alla fine del XX secolo il mondo intero è stato sconvolto da un apocalittico conflitto nucleare e che ha portato, nel 1993, alla stipulazione delle "Leggi di Lisbona" che prevedono che d'ora in avanti non esistano più singole nazioni, ma un'unico grande stato globale chiamato l'Unità. In questa nuova gigantesca confederazione, che ha il suo centro politico a Ginevra, non è più l'uomo, considerato inaffidabile ed erroneo a prendere le decisioni, bensì un mastodontico computer di nome Vulcano 3, assolutamente imparziale ed incontestabile. 
Un solo uomo, Jason Dill, il capo supremo del Palazzo dell'Unità, è autorizzato ad accedere ai pannelli del megaprocessore al fine di immettere dati e formulare quesiti di natura politica, sociale ed economica per i quali Vulcano 3 elabora soluzioni considerate impeccabili.
Ma c'è una setta sovversiva di ispirazione religiosa ed antitecnologica, i "Guaritori", al quale tutto ciò non va bene, che, capeggiata dal misterioso leader noto come Padre Fields, non perde occasione per organizzare azioni di ribellione e di protesta, anche violenta, con lo scopo di detronizzare il computer e ripristinare il governo del mondo in mano agli esseri umani.
Infine, a metà tra queste due fazioni, abbiamo il direttore del Nordamerica William Barris il quale, pur essendo un uomo dello stato, in seguito ad alcune morti di suoi fidati collaboratori avvenute in circostanze poco chiare, inizia a nutrire più di un dubbio sull'effettiva efficienza di questo sistema di governo.

RECENSIONE
Considerato spesso un lavoro "minore" di Dick, Vulcano 3 ha però il grandissimo merito di essere un'opera piuttosto coraggiosa ed atipica, indubbiamente avanti rispetto ai tempi in cui venne concepito. Infatti, mentre la storia uscì in versione completa solamente nel 1960, va detto che già quattro anni prima la rivista "Future" ne pubblicò una stesura più basilare e primitiva.
E se, come molti hanno fatto giustamente notare, il romanzo in questione presenta diversi punti deboli, soprattutto in alcune soluzioni stilistiche a volte un po' ingenue e in un finale decisamente troppo caotico e convulso, d'altro canto non si può non riconoscere che Vulcano 3 offre una marea di spunti che verranno ampiamente utilizzati, anche dallo stesso Dick, in opere successive che vengono ricordate ancora oggi come capolavori.
Oltre infatti alla sensazione costante di paranoia che attraversa tutta la storia, si possono qui ritrovare elementi "tipici" della filosofia dickiana come ad esempio uno stato totalitario che punisce chi cerca di pensare fuori dagli schemi, con la propria testa, e non si accontenta di fare solo ciò che gli viene imposto. Sono piuttosto evidenti anche alcune analogie con la ben più famosa e celebrata opera d'esordio di Dick, quel Lotteria dello spazio che, pur risultando un lavoro più riuscito, probabilmente è anche per certi versi più "classico".
E poi, come non citare il folgorante lampo di genio (e qui si vede il talento) in base al quale, mentre la società che fa da scenario agli eventi è fortemente disumanizzata, le macchine, questi super-computers, di contro assumono sempre più frequentemente atteggiamenti e caratteristiche tipicamente umane come l'avidità, l'aggressività e l'istinto di sopravvivenza. E così la mente corre subito al comportamento inspiegabile dell'infallibile e perfettissimo HAL 9000 di quella pietra miliare della fantascienza di tutti i tempi che risponde al nome di 2001: Odissea nello spazio.
Insomma, forse Vulcano 3 non sarà il libro migliore di Dick, e su questo convengo anch'io, però trovo che non sia nemmeno così insignificante e trascurabile come a volte lo si è fatto passare.
  
 BF

Nella nostra libreria:
Philip K. Dick
Vulcano 3 (Vulcan's Hammer)
ed. Fanucci Editore
196 pag.
traduzione di Tommaso Pincio