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venerdì 6 giugno 2014

Danza delle ombre felici - Alice Munro (1968)

"Il Premio Nobel per la letteratura per il 2013 è stato assegnato all'autrice canadese Alice Munro <<maestra del racconto breve contemporaneo.>>"
Peter Englund, segretario permanente dell'Accademia Svedese

RECENSIONE
Alice Munro viene insignita nel 2013 del Premio Nobel per la letteratura grazie ai suoi racconti brevi. Eppure in Italia la sua prima opera, Danza delle ombre felici, venne pubblicata solamente nel 1994, a ventisei anni di distanza da quella originale.
Io stessa, se non avessi ricevuto per Natale questo libro da mia zia, sentendo parlare della Munro mi sarei limitata a commentare "ah, sì, quella che ha vinto il Nobel". Punto. Ma grazie al regalo posso invece parlarvi di questa raccolta con cognizione di causa.
Danza delle ombre felici contiene quindici racconti brevi, non collegati tra loro se non occasionalmente da casuali coincidenze, ma tutti mi hanno lasciato un senso di malinconia ed amarezza.
Nei primi ho provato un senso di fastidio, perché avevo la sensazione che in diversi passaggi l'autrice avesse appositamente scelto delle parole col semplice scopo di autocompiacersi e di apparire altisonante al lettore. A me personalmente queste scelte stilistiche non piacciono, nella mia carriera di lettrice ho conosciuto grandissimi autori che non hanno mai avuto la necessità di ricorrere a questi espedienti per essere tali, e trovo che questo bisogno voglia in realtà nascondere delle lacune dello scrittore che ne fa uso. Proseguendo però con i racconti l'autrice canadese rivela che in realtà non avrebbe affatto bisogno di utilizzare questo linguaggio aulico, ad esempio nel racconto intitolato "Lo studio" ci propone una storia piacevolmente scritta (dallo stile parrebbe quasi uscita dalla penna di Stephen King o di Joe Lansdale, e per me questo è un complimento) ma utilizzando un linguaggio chiaro, semplice e quotidiano.
Devo dire però che più volte mi è sorto il dubbio che questa scelta sia dovuta alla traduzione, anche perché in diversi casi vengono usati modi di dire diversi da come li conosco io; faccio un esempio stupido, ma è il primo che mi viene in mente: io ho sempre detto e sentito dire che un bambino fosse bravo (o andasse male, a seconda) in una materia scolastica, non di una materia scolastica. Ad esempio, "Mario è bravo in aritmetica", mentre nella traduzione viene riportato "Sei troppo brava di aritmetica". E non si tratta di un refuso, perché lo ripete più volte. Non riesco quindi a capire se la traduttrice si sia adattata all'originale o se abbia compiuto lei delle scelte stilistiche.
In ogni caso purtroppo sono rimasta un po' delusa. Pur considerando che, in fondo, Danza delle ombre felici è l'opera prima della Munro, mi aspettavo qualcosina di più. Pur rimanendo una raccolta gradevole, non mi ha lasciato niente, i racconti sono simili tra loro e (almeno questo è quanto è capitato a me) un attimo dopo averli letti li avevo già dimenticati. Inoltre non amo particolarmente le opere dal retrogusto di lacrime e nostalgia, e temo che, in futuro, non proverò il desiderio irrefrenabile di leggere tutta la bibliografia di Alice Munro, come invece mi capita con altri autori. Non escludo ovviamente di leggere altri suoi libri, ma, almeno per il momento, credo che rimarranno una seconda scelta, in mancanza di una lettura alternativa.

BW

Nella nostra libreria:
Alice Munro
Danza delle ombre felici (Dance of the Happy Shades)
ed. Einaudi
248 pag.
traduzione di Susanna Basso