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giovedì 10 luglio 2014

Lo smemorato di Tapiola - Arto Paasilinna (1991)

"Dà una certa sensazione di leggerezza non sapere chi si è, da dove si viene e dove si va."
Taavetti Rytkönen

TRAMA
Vi ricordate di Seppo Sorjonen? Ebbene, a quanto pare dopo una carriera fallita come scrittore per ragazzi e come cameriere lo ritroviamo per le strade di Tapiola, nella periferia di Helsinki, a bordo del taxi con cui lavora. Sembra un normale giorno lavorativo, quando all'improvviso, proprio in mezzo alla strada, vede un uomo, attempato ed elegantemente vestito di grigio, che a gambe divaricate è tutto impegnato nell'inutile tentativo di farsi il nodo alla cravatta. Per evitare che l'uomo venga investito, ma anche che dietro di sé si formi una coda chilometrica, Sorjonen lo fa salire, e quando prova a fargli qualche domanda capisce che l'unica cosa che l'anziano riesce a ricordare (forse) è il proprio nome: Taavetti Rytkönen. Il tassista decide allora di prendersi delle ferie (che per il suo principale equivalgono ad un licenziamento) per scoprire qualcosa di più sull'uomo e riuscire a riportarlo a casa, nel suo ambiente famigliare.
Lo strano duo parte quindi per l'Ostrobotnia, dove, tra le altre cose, incontreranno vecchi e nuovi amici, compiranno devastazioni e si guadagneranno medaglie al merito.
E chi se la scorda un'avventura così? Ah, già. Rytkönen.

RECENSIONE
Ormai, dopo ben sette romanzi, state sicuramente diventando degli esperti per quanto riguarda le opere di Arto Paasilinna: e di sicuro, leggendo Lo smemorato di Tapiola non mancherete di notare che, a suo modo, è un romanzo "al contrario" rispetto ai canoni standard dell'autore di Kittilä.
L'aspetto più evidente è innanzitutto il tema: questa volta, anziché di una fuga, parliamo di un ritorno. La figura "debole" del romanzo poi, quella di cui bisogna prendersi cura, non è un animale, come ne L'anno della lepre o ne Il bosco delle volpi, ma un anziano, che al contrario di Linnea non è affatto autosufficiente.
Ma non temete: se anche alcuni aspetti dell'opera vanno in senso opposto rispetto a quanto ci ha abituati Paasilinna, lo humour, lo stile, i personaggi e l'ambientazione non tradiscono invece la sua tradizione. Quasi fosse un romanzo picaresco, il povero Rytkönen ci ricorda molto Don Chisciotte, e Sorjonen Sancho Panza; i mulini a vento del settantenne sono i suoi ricordi, che lui cerca di far riaffiorare (a volte riuscendoci, ma solo con l'alcool e sfortunatamente quando è solo) ma che hanno comunque il sopravvento su di lui, rifiutandosi di emergere e di dargli un'identità più recente rispetto ai tempi della guerra. Troviamo inoltre la tematica del gap generazionale già affrontata ne I veleni della dolce Linnea, con la differenza che stavolta i giovani, pur essendo dipinti meno violenti e stupidi, non possono però nemmeno essere visti come vittime della società, e quindi non hanno alcuna scusante per il completo disinteresse ed abbandono delle generazioni che li hanno preceduti.
Come spesso accade quindi con le opere di Paasilinna, Lo smemorato di Tapiola ha un gusto dolceamaro, ma anche la capacità di immergere il lettore in uno splendido paesaggio finnico e, soprattutto, di strappargli più di una sana risata.

BW

Nella nostra libreria:
Arto Paasilinna
Lo smemorato di Tapiola (Elämä lyhyt, Rytkönen pitkä)
ed. Iperborea
229 pag.
traduzione di Helinä Kangas e Antonio Maiorca